Aumenta l'export dell'Unione Europea verso l'Iran. L'italia è tra i i 5 pincipali fornitori

Dopo il 2003, anno in cui si è aperta la crisi politico-doplomatica a causa dell'allarme nucleare, le esportazioni europee sono aumentate invece di diminuire. L'Italia è fra i partner principali, con circa 5 miliardi di euro di crediti all

Nonostante il rischio crescente di sanzioni economiche dell'Onu sull'Iran più stringenti di quelle già in atto per bloccare il programma di Teheran per l'arricchimento dell'uranio, le imprese europee sono sempre più attive nel paese asiatico e anzi hanno aumentato investimenti e esportazioni anche dopo la scoperta del piano nucleare illegale dell'Iran nel 2003. E' quanto è stato sottolineato durante un'audizione nel Parlamento europeo a Bruxelles sulle relazioni economiche Ue-Iran.

L'Unione europea è il principale partner commerciale dell'Iran: secondo i dati del Fondo monetario internazionale (Fmi), distribuiti oggi in Parlamento e relativi al 2005, oltre il 40% delle importazioni iraniane proviene dai Paesi dell'Ue (per un volume di oltre 14 miliardi di euro) che a loro volta assorbono circa un quarto delle esportazioni complessive dell'Iran (oltre 10 miliardi di euro). La quota principale di export verso Teheran, dopo quella europea, spetta agli Emirati arabi uniti e alla Cina, entrambi con appena l'8,3% ciascuno. La Russia ha una quota del 4,8%, l'India del 3,6%, il Giappone del 3,4%. Gli Stati Uniti non hanno rapporti commerciali.

"Mentre Cina e Giappone hanno interessi in Iran essenzialmente legati alle forniture energetiche, Germania, Gran Bretagna, Italia, Olanda e Francia forniscono invece all'economia iraniana investimenti vitali", ha spiegato durante la conferenza Matthias Kuntzel, un politologo tedesco esperto in Iran e fondamentalismo islamico.

L'Europa, e in particolare la Germania, esporta verso l'Iran per il 90% macchinari. Queste relazioni commerciali sono in continua crescita e l'Italia è fra i partner principali, con circa 5 miliardi di euro di crediti all'export per le imprese italiane.

Dopo il 2003, l'anno in cui la comunità internazionale ha "scoperto" i presunti piani segreti dell'Iran per dotarsi dell'arma atomica, le esportazioni europee sono aumentate invece di diminuire. Tanto per fare qualche esempio, è di questi giorni la notizia che il gigante tedesco dell'energia E.On punta a firmare un contratto di fornitura con Teheran. Tra il 2003 e il 2005 si è registrato un incremento del 29% nell'export verso l'Iran, secondo i dati di Eurostat distribuiti nella conferenza organizzata dai socialisti europei a Bruxelles.


Attualmente le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu nel dicembre 2006 includono il congelamento dei beni di 12 persone e di 10 banche collegate ai progetti nucleari iraniani. Il 21 febbraio è scaduto il nuovo ultimatum dell'Onu a Teheran per bloccare il programma atomico. Nuove sanzioni sono in discussione al Palazzo di vetro.

Kuntzel ha  messo in particolare rilievo la decisione presa nel 2006 dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) di investire un miliardo di dollari nel progetto per il gasdotto "Nabucco" che dovrebbe collegare direttamente le riserve di gas dell'Iran con l'Europa. Se il progetto andasse in porto "il governo iraniano diventerebbe il nuovo partner strategico dell'Europa", ha puntualizzato Kuntzel.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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