Enel-Endesa: si avvicina l'ora dell'Opa sulla società spagnola o ci sarà solo una alleanza?

Almeno per il momento l'unica cosa certa è che in Endesa un accordo di Enel con Acciona non c'è.

Almeno per il momento l'unica cosa certa è che in Endesa un accordo di Enel con Acciona non c'è. Un patto Enel-Acciona avrebbe significato già ieri un controllo su Endesa superiore a quel25% del capitale che in Spagna obbliga all'opa: scatterebbe quindi un obbligo di offerta pubblica d'acquisto sulle azioni di Endesa. Nessuno in realtà dubita che un patto di non belligeranza (almeno) ci sia tanto più oggi dopo che Enel ha comunicato l'acquisto di una ltro 7% di Endesa. Il prezzo pagato alla solerte Ubs per lo share swap che porta nel portafoglio della società italiana altre 74,1 milioni di azioni è di 39 euro. Lo stesso pagato per comprare quel 10% circa recentemente acquisito. La somma non porta bene, ma è anche probabile che questa quota salga presto. Adesso tutti si chiedono quali sono i progetti di Enel, se voglia davvero fermarsi al limite dell’opa, se si progetti una fusione, se sia solo un favore politico alla Spagna per difendere Endesa dalle mire di E.on e quale sia in questo caso la contropartita.

Stamane Fitch ha confermato il suo rating senior AA- su Enel con outlook stabile, confermati anche il rating di default (A+) e quello a breve termine (F1). Già ieri anche Standard & Poors aveva sostanzialmente confermato la sua visione sulla società: ma bisogna dire che queste sono tutte operazioni di credit watch, ossia monitoraggi sul debito che quindi riguardano piuttosto gli obbligazionisti che gli azionisti. Oggi si ipotizzava che Asm potesse ereditare dal favore fatto agli spagnoli il restante 80% di Endesa Italia che non le appartiene, ma pare francamente un po’ strana come ipotesi.

Più probabile che le sinergie vengano trovate in qualche cordata per le infrastrutture o in qualcos’altro: possibile che si tratti solo di un investimento finanziario?

Di certo una consistente presenza nel board di una concorrente (a dire il vero grande meno della metà di Enel) non può nuocere alla società di Fulvio Conti. Il dubbio è che la contropartita sia stata scelta dal governo e che quindi possa anche non riguardare direttamente Enel. D’altro canto una fusione creerebbe una società che (per ricavi) sarebbe al secondo se non addirittura al primo posto in Europa nel suo settor., un vero colosso dell’energia continentale. Un’ipotesi quanto meno allettante.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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