Danilo Coppola: arrestato per bancarotta e riciclaggio. Buco da 130 miliardi. Crolla il suo impero i

Bancarotta e riciclaggio, un buco da 130 milioni di euro, mancato versamento alle imposte di 75 milioni di euro.

Bancarotta e riciclaggio, un buco da 130 milioni di euro, mancato versamento alle imposte di 75 milioni di euro: finisce dietro le sbarre l'avventura "americana" di Coppola, detto "er Cash", classe 1967, immobiliarista romano partito dalla lontana periferia sud est della capitale, Borgata Finocchio, padre nel giro delle ruspe, approdato nel salotto buono di Mediobanca


Bancarotta e riciclaggio, un buco da 130 milioni di euro, mancato versamento alle imposte di 75 milioni di euro: finisce dietro le sbarre l'avventura "americana" di Danilo Coppola, detto "er Cash", classe 1967, immobiliarista romano partito dalla lontana periferia sud est della capitale, Borgata Finocchio, padre nel giro delle ruspe, approdato nel salotto buono di Mediobanca (arivato a sforare il 5 per cento e, proprio due giorni fa, sceso al 2,17) con un giro d'affari di 3500 miliardi denunciati dal suo gruppo nel 2003, passato quasi indenne attraverso quello che è stato chiamato l'assalto alla finanza buona dei "furbetti del quartierino", che ha movimentato l'estate del 2005 e messo fuori gioco il Governatore della Banca d'Italia Fabio Fazio, in un tourbillon scandalistico di intercettazioni telefoniche finite sui giornali, e che hanno fatto da apripista a tutta la serie di scandali "intercettati" che, negli ultimi due anni, ha mostrato a volgo ed inclita l'altra faccia del BelPaese. E i suoi protagonisti.

Danilo Coppola, ufficialmente, si era tirato fuori dal gioco di sgambetti che ha fatto crollare il suo collega immobiliarista Stefano Ricucci, il Governatore Fazio, Consorte dell'Unipol e gli altri big di quell'avventura estiva che gravitava intorno all'acquisto della Bnl, dell'Antonveneta, della Banca di Lodi e agli appetiti sul gruppo Rizzoli Corriere della Sera. Ma, con ogni probabilità, le esposizioni di quel periodo gli hanno suggerito metodi di "rientri" che hanno sollecitato l'attenzione della Guardia di Finanza e dalla magistratura prima romana, poi torinese, in due filoni distinti di indagini.

Coppola è stato arrestato nella sua principesca villa alle balze dei colli romani, tra piscine, parchi e campi da golf. Assieme a lui sono stati arrestati altri sette suoi collaboratori, alcuni prestanome, alcuni legati da vincoli di parentela, due di loro commercialisti. Sono Andrea Racis, Giancarlo Tumino, Gaetano Bolognese, Francesco Bellocchi (questi è l'ex cognato di Stefano Ricucci, già coinvolto nel fallimento della capofila Magiste International, finito a lavorare con Coppola dopo una lite giudiziaria con lo stesso Ricucci), Daniela Candeloro, Alfonso Ciccagliene e lo stesso cognato dell'immobiliarista, Luca Necci.

Danilo Coppola è accusato di bancarotta fraudolenta e appropriazione indebita, gli altri anche di riciclaggio. Già un anno fa la Procura di Roma aveva iscritto Coppola al registro degli indagati per il reato di false comunicazioni sociali, e, proprio nei giorni scorsi, sulle sue spalle era piombata anche l'accusa di aggiotaggio informativo da parte della Procura torinese. Deve, tra l'altro, rispondere anche di un'altra curiosa accusa: installazione di apparecchiature per intercettare o impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche. In pratica, "er Cash" aveva acquistato quattro cellulari modificati, e usava uno di questi per intercettare quello della fidanzata, scaricando sul clone modificato tutte le telefonate e i messaggi diretti alla signora.


Se già questo delinea una mentalità, il resto dei reati ipotizzati fa capire come funzionava l'impero del mattone di Danilo Coppola che, su 3500 milioni di euro denunciati nel 2003, per 2378 milioni era composti, appunto, da beni immobiliari, e 1122 da beni finanziari. L'inchiesta che lo ha portato dietro le sbarre è stata così ricostruita dal nucleo speciale di polizia valutaria della capitale e dal comando provinciale della guardia di finanza: Una delle società rette da prestanome, la Micop, e altre sei, sarebbero state svuotate per un "tesoretto" che assomma a 130 milioni di euro. Il meccanismo sarebbe stato sempre lo stesso: una società acquistava un immobile, lo supervalutava rivendendolo, senza pagarci le tasse, ad un'altra del gruppo per un valore doppio o triplo. A sua volta la seconda società, per poterlo acquistare, accendeva un mutuo, comprava e portava a credito le imposte. I soldi, naturalmente, sparivano, ma nel frattempo il valore dell'impero, almeno ufficialmente, cresceva.

Quarantenne ruggente, con un vero e proprio amore per i grandi alberghi. Da Franco Sensi, allora patron della Roma, Danilo Coppola ha acquistato l'Hotel Cicerone. E' entrato anche nell'ambiente giallorosso, con un investimento del 2,5 per cento. Possiede il Daniel's di via Fratina, cinque stelle e una clientele altamente chic nel mondo dell'alta moda. Ma il colpo grosso lo ha fatto lo scorso anno, comprando il Grand Hotel di Rimini. Si, proprio quello che Fellini adorava. Come? Gli inquirenti hanno ricostruito un giro di casseforti lussemburghesi dai nomi faraonici: Keope, Sfinge e Tikal Plaza. In Italia c'è una capogruppo, la Pacop, amministrata dalla cognata Lucia Necci. A questa si affiancano tre società per azioni: la Gruppo Coppola, la Tikal e l'Ipi , quest'ultima acquisita nel gennaio 2005 dalla Toro Assicurazioni e i cui titoli sono stati attualmente congelati in borsa, in parcheggio. La prima è a sua volta riconducibile alle tra finanziarie di famiglia, tutte con diramazioni lussemburghese: la Finpaco Real estate, la Finpaco Finance e la Finpaco Properties.
Del gruppetto dei cosiddetti "furbetti del quartierino", che hanno rappresentato una parte rampante della finanza cattolica all'assalto delle centrali di potere, Danilo Coppola è l'ultimo esponente a finire nei guai. Anche se, processualmente parlando, questo nuovo capitolo delle sua storia è solo all'inizio.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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