Prezzi asilo nido in Italia. Ecco le città più care e quelle meno costose

Ammonta a 290 euro al mese. Tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all'asilo nido comunale

Ammonta a 290 euro al mese. Tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlioall'asilo nido comunale, fra difficoltà di accesso, alti costi edisparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare : inuna provincia, la spesa mensile media per il tempo pieno può avereanche costi tre volte superiori rispetto ad un'altra provincia, e doppitra province nell'ambito di una stessa regione.

A Lecco la spesa per la retta mensile, di 572 euro, èpiù che tripla rispetto a Roma (146 euro) e più che doppia rispetto aMilano (232 euro). E ancora, in Liguria la retta più economica, invigore a Savona (279 euro al mese per il tempo pieno) supera la piùcara in Umbria (registrata a perugina e pari a 271 euro). L'analisisvolta dall'Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva haconsiderato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figli 0-3anni) con reddito lordo annuo di 44.200 euro e relativo Isee di 19.000euro. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali(biennio 2006/2007) delle Amministrazioni comunali interessateall'indagine.

Tra le regioni più care e meno care,la Calabria spicca come quella più economica (130 euro) e il Trentinola più costosa (405 euro). Nella graduatoria delle dieci città menocare, prevalgono le realtà del Centro-Sud, e assoluto, la città piùeconomica si conferma per il secondo anno consecutivo Roma, seguita daChieti e Reggio Calabria.

Per quanto concerne le liste di attesa,un bambino su tre che deve accedere ad un asilo pubblico rimane fuori.Dal 2002 al 2005, secondo dati del Ministero dell'Interno, le liste diattesa si sono ridotte, nelle città capoluogo, solo dal 36 al 31%, concriticità ancora marcate in Sicilia e Basilicata (insoddisfatterispettivamente, il 61 e il 55% delle domande d'accesso).
Conforta,invece, la sostanziale crescita zero delle tariffe (0,7% rispettoall'anno passato), con solo 24 città che le hanno ritoccate all'insù,con significative eccezioni per quanto riguarda Taranto (+127%),Pescara (+37%), Urbino (12%) e Chieti (10%).

Ricordando che il servizio di asili nido pubblico è presente solo nel 16% dei comuni italiani,nel loro insieme il 58% dei nidi comunali è concentrato nelle regionisettentrionali, il 28% al Centro e solo il restante 14% al Sud.Considerando, poi, che la popolazione 0-3 anni supera di poco i duemilioni (2.185.898, dati Istat), se ne ricava che la copertura delservizio in base alla popolazione di riferimento è del 5,9%, con solodue regioni, Toscana ed Emilia capaci di soddisfare oltre il 10% dellapotenziale utenza (rispettivamente per il 12% e il 16%).


Per Giustino Trincia, vice Segretario Generale Cittadinanzattiva, "gliasili nido sono un vero banco di prova per Governo, Regioni edAmministrazioni comunali in merito a tre questioni chiave per il nostroPaese quali il Sud, le politiche per la famiglia e l'occupazionefemminile. È necessaria maggiore trasparenza e controllo civico, ed èper tale motivo che abbiamo elaborato alcune proposte come : - idoneedetrazioni fiscali e defiscalizzazioni (soprattutto per quanto riguardaredditi medio -bassi e famiglie numerose) ; revisione del patto distabilità interno su servizi essenziali e norme sui comuni dissestati;consultazione preventiva obbligatoria, ma non vincolante, degli utentisulle rette degli asili nido".

Secondo la Senatrice Anna Serafini, Presidente Commissione Parlamentare per l'Infanzia,"c'è una sottovalutazione nel nostro Paese sull'importanza economico-sociale dei nidi che va a toccare due punti fondamentali : - il tassodi produttività del Paese, strettamente collegato all'occupazionefemminile, nel senso che la mancanza di un sistema moderno ed adeguatodi servizi per l'infanzia costituisce un grande ostacolo per moltecarriere lavorative andando di conseguenza a riflettere sul sistemaeconomico; gli asili nido come luogo dell'infanzia e opportunità disocializzazione attraverso cui i bambini possono sviluppare al megliole loro potenzialità e la loro personalità".

Conclude la Senatrice Chiara Acciarini, Sottosegretario di Stato alle politiche per la famiglia, "riguardoa questo tema ci troviamo di fronte ad una situazione di insufficienzacomplessiva, siamo indietro sia a livello nazionale che comunitario.Sussiste uno sbilanciamento troppo evidente tra le diverse arre delpaese, ed è per questo necessario sviluppare politiche intelligenti siada un punto di vista strutturale che qualitativo in grado da un lato dimigliorare e dall'altro di riequilibrare l'assetto presente".





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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