Sistema online per gestire le emergenze di massa basato sul principio del network sarà attivo in Usa

Il social network è in ottima salute e cresce bene

Il social network è in ottima salute e cresce bene. Adesso non sidà più solamente allo svago o al giornalismo, ma sembra avere tutte leintenzioni di rendersi utile. Succede negli Stati Uniti: i cittadini indifficoltà sanno sempre quale numero comporre sul proprio telefono. Èsemplice, il numero infatti è solo uno, il 911. Ma non basta: glistudiosi Ben Shneiderman e Jennifer Preece, partendo dallaconstatazione che i disastri di massa – quelli che coinvolgono migliaiadi persone – non sono ben gestibili dai soli operatori del numero diemergenza, stanno studiando un sistema online, geneticamente analogo aquello in uso nei social network come MySpace, da affiancare al 911.Non è un progetto che langue sulle scrivanie: si fanno già calcolisulle tempistiche di realizzazione, che oscillano dai 3 ai 5 anni.

Inondazioni,crolli, incidenti aerei. Sappiamo tutti quale caos e qualemobilitazione di forze generano. Per gestire al meglio questi eventi èfondamentale la coordinazione di enti pubblici e privati, e, perché no,dei soccorsi della gente comune. E l'internet è abbastanza matura dapotersene occupare. Shneiderman e Preece propongono una communityresponse grid, un network di cittadini che collaborano con i servizi diemergenza attraverso la rete internet. Facile lasciare testi,aggiornarli in tempo reale, inserire video, foto, coordinare operazioniin concerto con un numero di interlocutori ben superiore a quanto èpermesso dalla semplice linea telefonica, che per quanto benorganizzata nei momenti di forte stress sulle linee, rischia di nonreggere il carico di utenti in contemporanea.

Ogniutente può offrire una descrizione dettagliata di quanto riesce avedere e scoprire. Non esiste ridondanza: qualsiasi dettaglio puòcostruire un pezzetto del mosaico dell'emergenza. Inoltre, come fannonotare i due studiosi, se le infrastrutture necessarie allacomunicazione saltano, ripristinare la rete è molto più facile cheriallacciare le linee telefoniche disastrate.

Ladomanda che sorge spontanea è: come mai in Italia non c'è nemmeno unnumero unico per le emergenze? A seconda del caso bisogna, a volte nonsenza sforzo, rammentare diverse triplette di numeri, 112, 113, 115,118, ed è facile fare confusione. Più immediato, un unico centro dismistamento di tutte le richieste di aiuto. L'Europa già lavora perchéil numero unico in tutti i Paesi membri, già quasi ovunque funzionante,arrivi anche ai ritardatari, fra cui l'Italia. Ne ha parlato oggi suRadio3 Scienza Franco Carlini, intervistando Ciro Esposito, capodipartimento per le innovazioni e le tecnologie della Presidenza delconsiglio dei ministri. Esposito si è soffermato sul perché del ritardonostrano: si è pensato che fosse indispensabile ricostruire da zero unanuova struttura ad hoc, ma in realtà non è così, è possibile, infatti,riutilizzare quella che già esiste. In conclusione, il numero unicodovrebbe arrivare anche da noi entro la fine di quest'anno.

È possibile ascoltare la registrazione della puntata di Radio3 Scienza qui

Serena Patierno





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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