Italiani: matematica insegnata in modo troppo teorico, indietro rispetto ad altre nazioni

Programmi non aggiornati e una didattica sbilanciata, troppo incentrata sull'astrazione teorica, in cui le formule prevalgono sulla loro applicabilità

Programminon aggiornati e una didattica sbilanciata, troppo incentratasull'astrazione teorica, in cui le formule prevalgono sulla loroapplicabilità. E' anche per questo che gli studenti italiani, comesegnalano numerosi rapporti, non eccellono in matematica, ne sonosempre meno attratti e sempre meno scelgono facoltà scientificheall'università. Una china pericolosa che va fermata se si vuole restareal passo con i tempi. A lanciare l'allarme studiosi e professori, chedenunciano una situazione di profondo disagio negli istituti e negliatenei italiani. E puntano il dito contro un metodo di insegnamentofuori dal tempo e sbagliato, che fa di questa disciplina se non la piùodiata, sicuramente la più ostica e difficile.

Oggi come ieri. E lo confermano tanti italiani, anche illustri e chesono arrivati molto in alto, se è vero che persino il presidenteemerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, già Governatore dellaBanca d'Italia, incontrando un gruppo di studenti, raccontò che ascuola se la cavava piuttosto male in matematica.

In base ai dati del P.i.s.a. (Programme for international StudentAssessment), programma di rilevazioni delle conoscenze e delle abilitàdei quindicenni scolarizzati avviato dall'Ocse che nel 2003 ha valutatoproprio l'ambito della matematica, solo il 7% degli studenti italianiraggiunge i livelli più alti della scala di competenza matematica,contro una media Ocse del 16% con punte di eccellenza del 20%. Irisultati dei Paesi migliori (Hong Kong, Finlandia, Corea e PaesiBassi) sono di oltre 70 punti più alti di quelli dell'Italia. Riguardoalle differenze di genere, i maschi italiani hanno in media 18 punti inpiù delle femmine, contro la media Ocse di 11.

Le forme di un quadro di Mondrian, i versi di una poesia di D'Annunzioo Baudelaire, nei quali tornano i rapporti del numero d'oro, quellostesso che guidò Fidia nella costruzione del Partenone. E quanteformule matematiche nascoste in una griglia di sudoku. Basterà ilrichiamo all'arte, alla poesia e, soprattutto, al gioco a cambiare lecose?

Intanto si moltiplicano feste, giochi e concorsi, olimpiadi ecampionati internazionali. Gli esperti sono ottimisti e assicurano: sipotrà arrivare a far scoprire il 'fascino discreto' della matematicaanche agli studenti, fino a renderli partecipi, addirittura, dei suoipiaceri. Indispensabile una revisione profonda del modo in cui lamatematica si insegna.


Jonathan Swift, nei 'Viaggi di Gulliver' colloca i matematici suun'isola volante, Laputa, e li ritiene talmente svagati e con la testatra le nuvole da farli accompagnare da 'flagellatori', con il compitodi percuoterli leggermente sugli occhi o sulle orecchie. La matematica,allora, è difficile soprattutto perché percepita come astratta e senzacontatto con la realtà. ''Innanzitutto, la matematica è materiaoggettivamente più difficile perché parla di cose che non si vedono enon si toccano - spiega all'ADNKRONOS Angelo Guerraggio, professoreordinario di Matematica per l'economia all'Università Bocconi di Milanoe all'Insubria di Varese - Via via che si procede negli studi e lacomplessità cresce c'è sempre minore riferimento a cose reali che inostri sensi ci consentono di percepire''. ''In secondo luogo -aggiunge il professore - viviamo in un Paese in cui la culturascientifica è stata oggettivamente penalizzata dai modellitradizionali. E ancora, la nostra è una società che non premia losforzo culturale per emergere, in cui purtroppo il modello dominante èquello della scorciatoia per ottenere risultati. E la matematica nonconsente di barare, è una disciplina in cui è difficile che prevalganoi furbi''.

''Oltre a ragioni sociali e culturali, c'è poi una granderesponsabilità della didattica - prosegue il professor Guerraggio - Apartire dagli anni 70 si è affermata una matematica troppo astratta, incui il ragionamento prevale, indipendentemente da qualsiasiapplicazione pratica. C'è un eccesso di teoria, una didattica tropposbilanciata sull'astrazione piuttosto che sull'applicabilità''.

''Negli ultimi 10 anni nelle scuole medie superiori e in parte ancheall'università, forse anche a seguito di un calo delle iscrizioni allefacoltà scientifiche - dice ancora Guerraggio - c'è stata una parzialeinversione di tendenza e si è tornati a parlare di modellimatematici''. E il professore spiega quali sono i passaggi: ''Si parteda un problema concreto formulato in linguaggio ordinario, si'formalizza', cioè si traduce in linguaggio matematico e poi si risolveapplicando le formule''.

Ma soprattutto il meccanismo funziona nella versione ludica, sottolineaGuerraggio, che è responsabile dei giochi matematici per l'UniversitàBocconi, che ogni anno organizza i Campionati internazionali di giochimatematici. Per l'edizione del 2007 si terranno a marzo le semifinali,in 100 sedi. I partecipanti vanno dagli studenti delle medie fino alcosiddetto 'grande pubblico', dai 21 anni in su. Il 10% deipartecipanti va a Milano per la finale nazionale e i primi treclassificati di ogni categoria compongono la squadra italiana allefinali che si terranno in estate a Parigi.

Nando Geronimi, insegnante di scuola media e grande esperto di giochimatematici, dal 2000 accompagna la nazionale italiana alla finale deiCampionati internazionali della Bocconi a Parigi. Un'esperienza che,racconta, conferma ''la validità del gioco come scelta didattica, cherende molto più facile attirare l'attenzione dei ragazzi. E' importanteche si parta da una situazione alla portata di tutti e che si trovinole soluzioni formulando ipotesi. Le grandi conoscenze arrivano dopo -spiega - partendo dalla soluzione del problema si capisce la formula.E' un percorso di verifica e scoperta. Si arriva alla soluzione delgioco per approssimazioni e scomposizione''.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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