Capitalia: per il momento Bollorè e Santander non sembravano aver nessun piano di acquisto

Dopo le indiscrezioni di ieri arrivano le precisazioni: in Capitalia Bollorè e Santander non raggiungono il 2%

Dopo le indiscrezioni di ieri arrivano le precisazioni: in CapitaliaBollorè e Santander non raggiungono il 2%. Sulla base dellasollecitazione della Consob il primo fa sapere di raggiungere l'1,89%,mentre l'altro non ha "mai detenuto una quota superiore al 2%". Nonsolo, ma il finanziere bretone (il cui gruppo si occupa di trasporti,media ed energia per un fatturato che sfiora i sei miliardi di euro eche controlla anche il 5% di Mediobanca) e il gruppo spagnolo hannosmentito l'esistenza di un accordo che mirasse al 10% del capitaledella banca romana in funzione anti Abn Amro.

Insomma Santander non possiede il 6,25% di Capitalia come suggeritoda alcuni giornali nei giorni scorsi, tanto meno ne avrebbe acquisitouna parte attraverso Bollorè. Quest'ultimo, da parte sua, aggiungecomunque "d'altra parte, di aver sempre pubblicamente indicato diritenere l'Italia un'opportunità di investimento".

Le parti così si invertono: l'amministratore delegato Matteo Arpe, cheieri richiamava preoccupato la dominazione straniera del Cinquecentoper descrivere un possibile scenario futuro di Capitalia, oggi tira unsospiro di sollievo. Al contrario il presidente Cesare Geronzi, guardaad un'occasione mancata, dopo aver espresso ieri "soddisfazione" perl'interesse del Santander. Molti in Capitalia rimangono col dubbio cheprima o poi invece la coppia franco-spagnola crescerà e chiederàl'ingresso nel patto.

Oggi intanto Abn Amro ha fatto sapere di "non rimpiangere" ilsostegno a Geronzi per la reintegrazione in Capitalia, nonostante ilsuo sostegno agli spagnoli: "Abbiamo seguito - ha dettol'amministratore delegato della banca olandese Rijkman Groenink - laprocedura prevista dalla legge dopo una sentenza provvisoria, abbiamopreso in considerazione tutti gli elementi che erano in gioco e siamogiunti alla conclusione che era nell'interesse di Capitalia che Geronziavesse il voto di fiducia. Questo è stato confermato dal patto edall'assemblea".

In ogni caso la questione ha fatto venire allo scoperto i dissiditra amministratore delegato e presidente di Capitalia e in moltiscommettono su un'uscita di Arpe. Potrebbe però andare anche in manieradiversa: il Governo infatti ha allo studio una riforma sui requisiti dionorabilità degli amministratori delegati delle banche e il deputatodell'Ulivo Alberto Fulvi fa sapere che "ciò si è reso necessario dopoil reintegro, da parte delle assemblee degli azionisti, degliamministratori condannati per il crack Italcase-Bagaglino". Insomma il caso scoppiato proprio con le prime condanne di Cesare Geronzinon sembra archiviato e quindi potrebbe darsi che un cambiamento delleregole rimetta in dubbio il ruolo del presidente della banca capitolinariammesso di recente dopo una sospenzione forzata. Insomma, Arpepotrebbe vincere a tavolino.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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