Il made in Italy vince anche nella musica: la storia di due artisti nelle hit-parade di jazz e soul

Giovanni Allevi e Mario Biondi: due artisti italiani molto conosciuti anche all'estero. Il primo è un pianista classico che coniuga jazz e musica contemporanea in modo del tutto nuovo

Da una parte c'è un quasi quarantenne di Ascoli Piceno, ideale anellodi collegamento tra la musica classica e quella contemporanea, in cuisono ben evidenti le influenze jazz. Dall'altra, un catanese dalla vocetanto calda da coglierti quasi di sorpresa quando lo ascolti per laprima volta.

Il primo si chiama Giovanni Allevi, e ha da poco pubblicato il suo ultimo album, Joy(SonyBmg). Alto, ossuto, ricciuto, occhialuto, sgualcito negli abiti macon un sorriso accattivante, Allevi è un musicista classico capace diconiugare tutti i suoni del nostro modo di vivere, di mettere insiemel'amore per il passato del pianoforte e la voglia di ribaltare latradizione aprendo nuove strade.

Il secondo è Mario Biondi, artista dalla solida esperienza come turnista e dal timbro scuro e pastoso, il cui disco d'esordio, Handful of Soul (Schema Records), sta riscuotendo notevoli consensi di critica e di pubblico.

Giovanni Allevi e Mario Biondi non sono che gli ultimi esponenti di una nuova corrente di musica Made in Italyche - lontana dagli schemi e dalle logiche dell'universo commerciale -sta riscuotendo notevole successo, tanto in patria quanto all'estero.

Nonè facile inquadrare e dare una definizione univoca della musica diGiovanni Allevi. Dal virtuosismo pianistico di Chopin, Bach, Beethovene Ravel, Allevi è approdato ad un genere di musica fortemente pittoricache non è assimilabile al jazz, al pop e neppure alla classicacontemporanea: una vera e propria terra di nessuno, dal punto di vistacritico. E' stato paragonato a Keith Jarrett per la sonorità, per leemozioni che è capace di suscitare: un artista di cui Allevi non eraneppure a conoscenza, prima che vi fosse accostato, e forse è davvero"una fortuna che non lo abbia conosciuto prima, perchè altrimenti orasarei soltanto uno dei tanti cloni".


Di se stesso dice: "Piùche studiare ho vissuto, e l'incontro con la tastiera è il racconto diquesto vissuto". In bocca a chiunque altro una tale espressionesuonerebbe come una studiata forma di promozione. Nel caso di GiovanniAllevi, tuttavia, c'è da scommettere che il pensiero corrisponda averità. Perchè Allevi è un artista anomalo. Schivo, riservato,timidissimo. Musicista e filosofo. È capace di comporre le sue melodienello spazio "chiuso" della testa - a casa, per vezzo e mancanza dispazio, non ha il pianoforte - e come gli antichi certosini, cesellarecon pazienza ogni nota, senza bisogno di suonarla, fino a raggiungerela sequenza "perfetta". A poco più di un anno dal successo di No Concept - che lo ha consacrato sulla scena internazionale - questo pianista 37enne torna sul mercato con Joy,12 brani inediti pensati ancora una volta per il "suo" pianoforte. La"leggenda" racconta che circa un anno e mezzo fa, nel periodosuccessivo al grande successo di No concept (e al rientro da unatournee in Cina), il pianista marchigiano ha il suo primo attacco dipanico. Non conoscendo questa sensazione pensa ad un infarto. Daifinestrini dell'ambulanza che lo porta in ospedale per accertamentipensa alle piccole cose che gli mancherebbero se la sua vita dovesseterminare in quell'istante e decide così che d'ora in poi suonerà lagioia ("joy", in inglese) di vivere. Nel nuovo album, non mancano irimandi alla produzione precedente sono forti, e si fa tangibile ilgusto di contaminare i linguaggi musicali, dalla classica al jazz, finoal pop, che è ormai il suo segno distintivo. Dal pianoforte, Allevitrae ironie leggere e rassicuranti (Joy), suggestioni sonore("Viaggio in aereo", che non sfigurerebbe nel catalogo di Debussy),sottili malinconie ("L'orologio degli dei"), squarci vigorosi d'energia("Jazzmatic" e "New Renaissance") e lirici abbandoni ("Il bacio").

Mario Biondi ha realizzato Handful of soul  avvalendosidella collaborazione del quintetto "The High Five Quintet": un nomeinglese per una formazione tutta italiana, che conta già due dischiall'attivo, di cui fanno parte Pietro Ciancaglini (al contrabbasso),Luca Mannutza (al pianoforte), Fabrizio Bosso (alla tromba), LorenzoTucci (alla batteria) e Daniele Scannapieco (al Sax). Il disco èqualcosa di assolutamente originale, un intreccio di soul, jazz e funksu cui si innesta alla perfezione la particolare, e bellissima, vocedel cantante.

Il repertorio del disco è scelto con accuratezza:riletture classiche ma non abusate come quella di "On a clear day" o"Slow hot wind", puntuali cuciture R&B con "I'm her daddy" di BillWithers, addirittura l'Al Kooper di "I can't keep from cryingsometime", si affiancano ad alcuni originali, tra i quali spicca ilnotevole - e già collaudato - singolo "This is what you are".

Dueartisti, italiani al 100%, che non hanno nulla da invidiare ai lorocolleghi d'oltralpe o d'oltreoceano, e che, anzi, hanno la capacità diinnovare su un terreno, quello della musica "da camera", in cui tuttosembrava essere ormai già stato scritto. Assolutamente da non perdere.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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