Alitalia: le lobby estere escluse pronte a contrastare il riassesto secondo Bersani

Più che realizzi dopo la corsa dei giorni scorsi, sembrano gli effetti delle incertezze sempre più numerose sul futuro della compagnia

Più che realizzi dopo la corsa dei giorni scorsi, sembrano glieffetti delle incertezze sempre più numerose sul futuro dellacompagnia. Il risultato è che Alitalia vira al ribasso e perde più del3,1% a metà seduta riportandosi intorno a quell’euro per azione chemolti danno per favorito nella prossima offerta pubblica di acquisto.

Il clima intorno alla compagnia, in attesa della scelta di unadvisor per la prossima opa, è rovente. Lo ha reso bene il ministro perl’Industria Pierluigi Bersani ieri sera: "Vorrei mettere in guardia.Avremo un lobbismo internazionale, complicazioni di ogni genere, graneda chi non riuscirà a prenderla". Insomma il rilancio di Alitalia nonpiace a molti e comunque potrebbe innescare ritorsioni e vendette daparte dei delusi.

Una burrasca cui segue anche il fulmine. "Non si può essere amici dichi vuol farci la pelle", ossia, fra le righe (ma non troppo),guardiamoci da Air France Klm. Già, perché ai francesi che ci avevanoindignato con una offerta che avrebbe umiliato troppo Alitalia moltinon hanno sbattuto la porta in faccia. Una linea grigia che va daTommaso Padoa Schioppa a Giancarlo Cimoli passando per ambienti diForza Italia vicini ad Angelo Ciccolani e a Claudio Scajola.

In effetti al momento non sembra che l’ipotesi francese sia la piùgettonata, anzi. Ambienti vicini ai Ds e a Massimo D’Alemasponsorizzano l’ipotesi AirOne.

Il suopatron Carlo Toto gode della stima di molti pezzi da novanta neicircoli della Quercia (e non solo lì) e dell’appoggio fondamentalenell’operazione di conquista della Santa Intesa. Sarà infatti ilgigante con un piede a Milano e uno a Torino ad appoggiare l’eventualetake over su Alitalia. Non fa paura, in proposito, neanche il tettoantitrust che ostacolerebbe l’operazione. Un decreto del Governopotrebbe togliere di mezzo l’Authority e quel 60% del mercato in mano auna eventuale AirOne-Alitalia non sarebbe poi una quota superiore aquella che gli altri campioni nazionali hanno nei rispettivi mercati.


Nel frattempo De Benedetti (Management&Capitali) e Colaninnohanno detto a Romano Prodi che non sono interessati all’affare. Non èun no definitivo, ma di certo pesa e significa.

Troppi lacciuoli, troppi paletti. Qualcuno vorrebbe che la compagniafosse pagata a multipli vicini a quelli usati per Klm quando fucomprata dai francesi di Air France; ma l’olandese aveva un buonbilancio in attivo, non perdeva 300 milioni all’anno. A questo vannoaggiunti il peso di 13 sigle sindacali che persino Guglielmo Epifani(il leader della Cgil) ha definito "il Problema". Un intreccio politiconon da poco. A tutto ciò si aggiungono i vincoli della tuteladell’identità e della copertura del territorio nazionale per intero; ildilemma Linate/Malpensa (qualcuno lo ritiene più dannoso per Alitaliadei problemi sindacali); il probabile lock up (ossia divieto di venditain seconda battuta) a tre anni della compagnia e la tutela dei livellioccupazionali.

Insomma un groviglio che potrebbe spaventare tantissimi potenzialiofferenti, tanto che qualcuno teme che il bando vada addiritturadeserto. Di certo già la gara per l’advisor (prenderà lo 0,5% delcontrovalore dell’operazione) si è complicata con veti incrociati suDeutsche Bank, McKinsey e probabilmente su Goldman Sach’s. Ma il verotimore è che scappino tutti via e che alla fine Air France e Cimoliriescano comunque ad averla vinta.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su