Partenza difficile per il Mit Europeo, il centro di ricerca tecnologico d'eccellenza UE

Il battesimo è previsto per il 2008. Quando, salvo complicazioni, anche l'Europa avrà il suo Mit (Massachusetts Institute of Technology)

di Federico Ferrazza

Il battesimo è previsto per il 2008. Quando, salvo complicazioni,anche l'Europa avrà il suo Mit (Massachusetts Institute of Technology).Si tratta dell'Istituto Europeo di Tecnologia (Eit), un'idea delpresidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso che conta direnderlo operativo fra un paio di anni. Il piano di Bruxelles, di cuisi è iniziato a parlare dal marzo dello scorso anno, è quello dirispondere all'istituto di Boston (uno dei centri di piùall'avanguardia per la scienza applicata) con una struttura centrale“leggera” con un comitato direttivo formato da un gruppo di 15personalità di alto livello in rappresentanza del mondo delle imprese edella comunità scientifica. Alle quali si aggiungeranno altri quattrorappresentanti di studenti e personale (tecnico e amministrativo)nonché delle comunità della conoscenza e dell'innovazione. Spetterà alcomitato il compito di definire le strategie generali dell'Istituto escegliere la comunità a cui affidarne l'attuazione. Definito ilcomitato e le strategie, saranno poi selezionati i centri di ricercaeuropei che faranno parte del network che costituirà l'Eit.

Iprincipali campi di ricerca saranno cinque: l'energia, l'ambiente, lasocietà dell'informazione, le nanotecnologie e le biotech. E, per ilmomento, il progetto del governo europeo prevede una pianificazioneeconomica di sei anni, dal 2008 al 2013. In questo periodo il “businessplan” consisterà in un investimento di 2,4 miliardi di euro (300milioni di euro sono stati già stanziati dalla Commissione).

Mada quali tasche usciranno gli altri 2,1 miliardi di euro? È proprioquesta la domanda che sta mettendo ansia ai piani alti dell'esecutivoeuropeo. Che però, almeno ufficialmente, getta acqua sul fuoco. Barrososi è infatti detto convinto che il settore privato sarà pronto a farela sua parte e, con i commissari all'istruzione Jan Figel e allaricerca Janez Potocnik, ha dichiarato di aver incontrato nel settembrescorso diversi interlocutori interessati.


In passato c'erastato un colloquio preliminare con Microsoft. Ma a chi ha fatto notareche sarebbe singolare che un'iniziativa europea, pensata per rilanciarela ricerca del Vecchio Continente, venga sponsorizzata in primis daun'azienda statunitense, Figel ha risposto che nella lista delleaziende contattate ci sono anche realtà come Siemens, Unilever, Nokia,Ericsson o Volkswagen oltre alle Camere di commercio dei paesidell'Unione.

Nonostante questa fitta agenda c'è chi rimanescettico sulla riuscita del progetto. Un parlamentare della Ue ha peresempio recentemente dichiarato al Financial Times che seppurl'iniziativa sia lodevole, mancano i soldi ed è inimmaginabile pensareche tutto il budget venga coperto dai soldi pubblici: per questo ilfatto che nessun privato si sia fatto ancora avanti è un brutto segnale.

Èquindi facilmente pronosticabile una partenza in salita per l'Eit.Anche perché oltre al pessimismo legato agli aspetti finanziari, nonsono poche le critiche che arrivano sui contenuti della proposta diBarroso. Dal coro delle critiche spicca la voce del presidente dellaRoyal Society britannica, Martin Rees. Che ha dichiarato: “Non è chiarocome l'Istituto Europeo di Tecnologia possa centrare i suoi obiettivisenza togliere autonomia, fondi e risorse umane ai più importantidipartimenti universitari e istituti di ricerca europei”. Con Rees èd'accordo anche Peter Cotgreave, direttore della londinese Campaign forScience and Engineering: “Sebbene Barroso abbia individuato una realenecessità – e cioè il bisogno di incoraggiare l'innovazione in Europa–, sta cercando di risolvere la questione nel modo sbagliato: nonabbiamo bisogno di un altro elefante burocratico”. Sulla stessa lineaanche Michael Treschow, il presidente di Ericsson, una delle aziendecontattate dalla Commissione e fra i dieci gruppi europei che spende dipiù in ricerca e sviluppo.

E, come se non bastasse, anche laGermania ha mosso più di una critica, soprattutto sul modello dell'Eit:il governo tedesco avrebbe preferito un unico campus centrale piuttostoche una struttura a rete. Insomma, l'Eit non parte con le miglioripremesse. E per diventare il Mit europeo molte, forse troppe, questionidevono essere ancora risolte.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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