La propensione al rischio degli italiani secondo un nuovo studio della Consob

Dall'indagine curata dalla Consob analizzando i dati diffusi da Bankitalia emerge che le famiglie residenti al Nord mostrano una maggiore propensione al rischio

"A parità di condizioni, le famiglie residenti nelle regioni più ricche del Nord hannouna probabilità notevolmente più elevata di detenere attivitàfinanziarie rischiose rispetto alle famiglie residenti nelle regionidel Sud". Lo afferma la Consob nello studio "Le scelte di portafogliodelle famiglie italiane e la diffusione del risparmio gestito"pubblicato oggi sulla newsletter settimanale della Commissione. Lefamiglie residenti al Sud - si legge nel dossier - mostrano inoltre unamaggiore inerzia nei comportamenti: "L'acquisto di un'abitazione riducesensibilmente la probabilità di detenere attività rischiose ma solo perle famiglie meno abbienti".

Secondo la Consob, quindi, "la ricchezza e il grado di sviluppo socio-economico dell'areadi residenza hanno un forte impatto sulla probabilità che una famigliadetenga attività finanziarie rischiose: azioni quotate, obbligazioni,titoli esteri o prodotti del risparmio gestito". Secondo lo studiodella Consob, «la probabilità di delegare a gestori professionali lescelte d'investimento, cioè il risparmio gestito, intesa comealternativa all'investimento diretto in singoli strumenti finanziaririschiosi, cioè il risparmio amministrato, è invece correlatapositivamente con la dimensione del patrimonio da gestire e conl'avversione al rischio. A parità di condizioni - si legge nel testodell'indagine basata su dati Bankitalia - la probabilità di utilizzareservizi di gestione professionale del risparmio è più bassa per lefamiglie residenti in alcune regioni del Sud». Infatti, precisa lostudio Consob, "il livello di educazione finanziaria ha infatti unimpatto rilevante sulla probabilità di detenere attività rischiose manon sulla probabilità di delegare le scelte di investimento a gestoriprofessionali".

Il lavoro della Commissione "fotografa" le scelte di portafoglio degliitaliani anche in senso storico. "In termini congiunturali - si leggenel testo - si registra una "involuzione" nel comportamento dellefamiglie: il tasso di partecipazione al mercato finanziario (intesocome quota delle famiglie che detengono attività rischiose) e il gradodi penetrazione del risparmio gestito (quota delle famiglie chedetengono almeno un prodotto di risparmio gestito) cresconoininterrottamente fra il 1989 e il 2000, mentre successivamente siriducono: inoltre, per la prima volta, i dati dell'indagine relativi al2004, mostrano una riduzione del rapporto fra attività finanziarie ereddito disponibile. Peraltro - afferma lo studio - fra il 2002 e il2004 si è registrato un marcato aumento del peso delle attività reali edell'indebitamento".

Il tasso relativamente basso di partecipazione al mercato finanziario anchefra le famiglie più ricche e più istruite e fra quelle residenti nelCentro-Nord induce la Consob a ritenere questo fatto collegato ad "unacombinazione fra un basso livello di educazione finanziaria eun'insufficiente capacità del sistema bancario di offrire un efficaceservizio di consulenza finanziaria e di illustrare chiaramente esemplicemente i profili di rischio e rendimento dei prodotti piùsofisticati. Le famiglie preferirebbero quindi - sostiene lo studio -investire esclusivamente nei prodotti più semplici e meno rischiosi -cioè depositi e titoli di Stato italiani - rinunciando ad opportunitàdi diversificazione del proprio portafoglio potenzialmente moltovantaggiose". L'analisi della Consob si sofferma poi proprio suiprodotti del risparmio gestito.

"I dati dell'indagine - si legge nel testo - mostrano che vi è stata una chiara disaffezione deirisparmiatori nei confronti di questi strumenti, come confermato anchedalle statistiche sulla raccolta netta degli anni più recenti. Difronte alle performance deludenti dei fondi comuni e ai timori legatiagli investimenti in titoli corporate - scrivono gli autori, GiovanniSiciliano, Monica Gentile e Nadia Linciano - le banche hannoprobabilmente tentato di canalizzare i flussi di uscita da questiprodotti verso obbligazioni di propria emissione. Tuttavia, i datidell'indagine sembrano indicare che le famiglie che cono "uscite" dalleobbligazioni corporate italiane e dai prodotti del risparmio gestitonon sono tutte "confluite" verso le obbligazioni bancarie (o i titoliesteri), altrimenti non si sarebbe osservata una riduzione del tasso dipartecipazione".





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su