Una molecola contro l'infarto ripara i danni del cuore che invecchia

Una molecola da tempo utilizzata è in grado di migliorare la prognosi negli anziani affetti da una grave forma di insufficienza cardiaca

“Per la prima volta al mondo, i risultati di uno studio clinico (denominato PEP-CHF) dimostrano che il trattamento farmacologico con una molecola da tempo utilizzata, perindopril, appartenente alla famiglia degli Ace inibitori, è in grado di migliorare la prognosi negli anziani affetti da una grave forma di insufficienza cardiaca: la disfunzione diastolica (detta anche a funzione sistolica conservata), un vero e proprio enigma della cardiologia”. Con questa dichiarazione il prof. Roberto Ferrari, vicepresidente della Società europea di Cardiologia, commenta i risultati dello studio appena presentato al congresso mondiale di Cardiologia in corso a Barcellona fino al 6 settembre. Una presentazione considerata dagli esperti fra le più importanti, al punto da essere inserita nelle “hot line”congressuali riservate alle novità più consistenti dal punto di vista scientifico.

“E’ una notizia di grande interesse clinico e una notevole innovazione scientifica – aggiunge Ferrari – che porterà significativi risultati soprattutto nella cura dei pazienti anziani, cui quest’anno è dedicato il congresso”.

L’annuncio suona come la conferma per una molecola da tempo protagonista in cardiologia e distribuita dalla fiorentina Stroder. Tre anni fa, infatti, (al congresso europeo di cardiologia di Vienna, agosto 2003) la presentazione dello studio EUROPA, coordinato dal prof. Ferrari - si è tradotta in una nuova indicazione europea, unica e specifica nei pazienti che hanno avuto un infarto e/o una rivascolarizzazione.

E lo scorso anno a Stoccolma, sempre al congresso europeo di Cardiologia, la presentazione dello studio denominato PREAMI (Perindopril and Remodelling in Elderly with Acute Myocardial Infarction), sempre coordinato dal prof. Ferrari, aveva dimostrato i benefici del trattamento farmacologico con perindopril nei pazienti anziani con infarto acuto del miocardio.

Condotto su 1252 infartuati monitorati per un anno in 109 centri di 5 Paesi (l’Italia, con 551 pazienti è stata la nazione coordinatrice con il più alto numero di arruolati) il PREAMI – spiega il prof. Roberto Ferrari, è stato il primo grande trial internazionale ad occuparsi degli anziani, fino ad oggi mai presi in considerazione, tanto che le linee guida internazionali non davano indicazioni precise sulla terapia da seguire. L’ultimo trial, PEP CHF, offre finalmente nuove speranze per il cuore degli anziani - più difficile da rimodellare dopo un accidente cardiovascolare.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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