Scontro Prodi-Tronchetti Provera sul futuro di Telecom Italia

Prodi aveva un piano preciso per Telecom e lo aveva pure inviato tramite il suo consigliere Angelo Rovati allo stesso Marco Tronchetti Provera lo scorso 6 settembre prima del suo incontro con Rupert Murdoch

Prodi aveva un piano preciso per Telecom e lo aveva pure inviato tramite il suo consigliere Angelo Rovati allo stesso Marco Tronchetti Provera lo scorso 6 settembre prima del suo incontro con Rupert Murdoch. Il dossier segreto di 28 pagine faceva il punto e proponeva un piano per risolvere i problemi della Telecom dandole una direzione precisa e gradita al Governo.

Tutto nasce dal pericolo di una scalata su Telecom, redditizia sì, ma troppo indebitata e con i margini in riduzione. Il titolo è colato a picco negli ultimi mesi e quindi un attacco, magari di un gruppo straniero, si fa sempre più conveniente. Basterebbe rilevare il 29% della stessa Telecom, magari con un premio del 25% sulle attuali quotazioni a 2,2 euro, per ottenere il controllo della società: l’operazione costerebbe “solo” 10 miliardi di euro.

Siccome Olimpia controlla Telecom con solo il 18%, una quota del 29% basterebbe a raggiungere il potere senza far scattare una costosissima opa totalitaria obbligatoria sopra il 30%. In ballo ci sono la rete fissa telefonica e l'ultimo gestore di telefonini italiano, nasce così l’emergenza e l’Esecutivo elabora un piano. La Casa Depositi e Prestiti potrebbe comprare la rete fissa garantendo alla Telecom una plusvalenza fra i 16 e i 21 miliardi e un effetto potenziale fiscale da 5-7 miliardi. Il gruppo di Tronchetti Provera ridurrebbe il debito e prenderebbe finalmente respiro. La Cdp, grazie ad una serie di vantaggi fiscali, pagherebbe pochissimo l’operazione che sarebbe teoricamente a costo zero. A questo punto la società della rete telefonica verrebbe quotata, ma la Cdp terrebbe una partecipazione strategica di controllo di circa il 30% ovvero del valore di 5 miliardi di euro. Il modello Terna insomma. Lo Stato prende il controllo della rete (che non rischia più di finire in mani straniere) e il mercato si fa sui servizi e le forniture a monte e a valle.

Peccato che nel giro di otto giorni, dopo l’incontro con Murdoch e la comunicazione a sorpresa di un piano per Telecom che prevede lo scorporo dell’ultimo miglio e uno spin off in odore di cessione per Tim, Marco Tronchetti Provera sembri all’improvviso aver fatto orecchie da mercante e avere elaborato in proprio un piano agli antipodi di quello governativo. Il resto sono dichiarzioni della politica, c’è l’indignazione di Prodi per il rischio di una cessione di Tim di cui non era stato avvertito, da questo i toni di amarezza e sorpresa. Non gli aveva detto così Tronchetti e il nuovo piano sembra promettere la Tim a uno straniero. Per Palazzo Chigi è un’inversione a U dopo le dichiarazioni sul non intervento.

Cosa è successo? Secondo un editoriale di Finanza&Mercati Prodi avrebbe voluto far nascere dall’incontro di La7 con Sky un terzo polo televisivo (amico) che sarebbe stato il prezzo per l’intervento pubblico di soccorso al gruppo.


Si sarebbe trattato di un diktat interessato e di un grave intervento del Governo nell’Economia. Dalla vicenda sarebbero anche emersi i nomi di altri due player alternativi che avrebbero potuto prendere il posto di Murdoch nell’accordo per il rilancio di Telecom: si tratta di Time Warner e General Electric. La rivelazione di questi dettagli rischia però di rendere poco affidabile l’operato del governo per i gruppi industriali stranieri le cui trattative confidenziali rischiano di finire sui giornali prima di andare importo. Qualcuno ha pure parlato di market abuse.

Più concilianti invece sulla vicenda altri commentatori. Oggi il Corriere della Sera aveva in prima pagina un commento di Sergio Romano che, pur esecrando gli eccessi dell’interventismo nazionale, spiegava che finora in Europa è andata praticamente sempre così. Come anche il recente caso di Suez-Gdf dimostra, le posizioni dei governi sugli asset strategici dei propri paesi sono sempre state molto rigide. Insomma niente di nuovo sotto il cielo e, d’altro canto, il pericolo per un’industria tanto importante giustificherebbe un intervento a gamba tesa. Se il 6 settembre Tronchetti Provera trovò sul tavolo una “velina” finanziaria, oggi Prodi trova sulla scrivania una bella gatta da pelare. Come difendere un asset strategico senza violare le leggi del libero mercato? Un problema europeo che si ripropone ancora una volta.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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