Telecom Italia: i problemi del Tronchetti Provera

Si moltiplicano i rumors sul “povero” Tronchetti Provera ed in particolare sul possibile smembramento del proprio impero delle telecomunicazioni

Si moltiplicano i rumors sul “povero” Tronchetti Provera ed in particolare sul possibile smembramento del proprio impero delle telecomunicazioni in vista di questo o quel gioiello da svendere possibilmente al mercato in modo da nutrire azionisti e giornalisti. Il più nuovo e ormai inevitabile riguarda la Tim. Sì proprio il comparto dei telefonini potrebbe essere in vendita, secondo Dagospia, e sarebbe già stato trovato pure un advisor in Mediobanca. La notizia, abbastanza inverosimile nonostante l’erosione dei clienti a causa dei competitor, è pure rimbalzata su un quotidiano nazionale, anche se gli altri la snobbano. Perché cedere un asset tanto importante? Francamente sembra proprio una panzana, poi chissà... Intanto ieri sono stati smentiti i rumors su un possibile ingresso di Murdoch nell’azionariato e il big delle comunicazioni italiane ribadisce la sua tranquillità sul debito e conta di “ridurlo” entro l’anno a 33,5 miliardi. Domani all’incontro londinese con Tronchetti e Ruggiero da un lato del tavolo e il patron della Newscorp dall’altro si deciderà degli accordi a 360 gradi fra le due compagnie. I contenuti della compagnia del tycoon australiano potrebbero sbarcare nei diversi media di Telecom Italia, dalle televisioni ai telefonini, e potrebbero aiutare il nostro incumbent delle telecomunicazioni a rafforzarsi anche in Francia e in Germania, i suoi due mercati europei più importanti.

Proprio in Germania continua a giocarsi la partita per gli asset tedeschi di Aol. La short list vede come avversari della società di Tronchetti Provera United Internet, Freenet.de e Versatel. In ballo un asset valutato intorno a 600 milioni con in portafoglio 2,5 milioni di clienti. Entro al massimo un mese la lista dovrebbe diventare ancora più short ed entro l’anno sicuramente si saprà il verdetto finale.

La cessione di asset nella rete fissa di Telecom non sembra invece così certa, anzi non sembra quasi necessaria alla società di Piazza degli Affari. La Cassa Depositi e Prestiti ha già manifestato in passato il suo disinteresse ad un eventuale shopping nel cosiddetto ultimo miglio, quello fra la centralina e l’utente, che già viene “affittato” a tariffe controllate. Neanche i doppini, supponiamo, dovrebbero interessare lo Stato. La pubblica amministrazione inizia a viaggiare sulla fibra ottica: perché tornare al rame?





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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