Amarcord pubblicitario: i Pennelli Cinghiale

Qualche giorno fa stavo facendo zapping in un momento di estrema rilassatezza e sono stato travolto da una pubblicità che mi ha accompagnato durante la giovinezza; quella dei Pennelli Cinghiale

Qualche giorno fa stavo facendo zapping in un momento di estrema rilassatezza e sono stato travolto da una pubblicità che mi ha accompagnato durante la giovinezza; quella dei Pennelli Cinghiale. Mi ha talmente colpito che avevo buttato giù un post, poi questa mattina ho letto un'articolo in merito anche sul Corriere della Sera il che mi ha fatto tornare la voglia di pubblicare due righe a riguardo.

Che dire, una pubblicità immutata da vent'anni che torna, quasi ciclicamente, tutte le estati a girare sulle nostri TV; sapore di tempi lontani, immagini ingiallite, macchine di un parco auto che sembra non appartenerci più, una voce fuori campo tipica degli spot Caroselliani. Ma, in effetti lo sappiamoanche noi che è diventato un cult - dicono con soddisfazione alla Pennelli Cinghiale spa di Cicognara Viadana, paese in provincia di Mantova, nell'azienda fondata nel 1946 dal Cavalier Alfredo Boldrini, classe 1920, ancora oggi alla guida della sua creatura che ha raggiunto 70 dipendenti.

"Sì, quello che va in onda ora è la versione originale dello spot girata a Milano intorno al 1975/6. Abbiamo capito che le persone la collegano immediatamente al nostro marchio: abbiamo provato una decina di anni fa a cambiarla con nuovi personaggi lasciando lo stesso finale ma non funzionava. E allora abbiamo scelto di rimandare in tv la versione originale, quella che tutti conoscono. La mandiamo quasi tutti gli anni, quasi sempre d'estate che per il nostro prodotto è la stagione migliore".

Ideatore della pubblcità è Ignazio Colnaghi, creativo già autore dello spot Negroni (Le stelle sono tante....) e devo dire che non so dove finisce il suo contributo alla Pennelli Cinghiale e dove inizia la fortuna che questo brand gli ha mandato di ritorno, in ogni caso è proprio il caso di dire che ha "creato un mito". 








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su