Tiscali: buona semestrale grazie all'aumento di vendite di Adsl...in Gran Bretagna!

La semestrale di Tiscali, o meglio i dati che ne ha anticipato, chiama il mercato. E il mercato risponde

La semestrale di Tiscali, o meglio i dati che ne ha anticipato, chiama il mercato. E il mercato risponde: un’impennata a inizio seduta del +3,42% e qualche successivo ritracciamento che comunque mantiene il titolo intorno a un guadagno di due punti percentuali e mezzo.

Alla porta di Piazza Affari stamane Tiscali si è presentata con dati preliminari davvero brillanti. I ricavi nella prima metà dell’anno sono cresciuti del 17% rispetto ad un anno prima: quota 412,9 milioni. Il merito? Soprattutto dell’Adsl, la linea internet ad alta velocità che ha permesso alla società di telecomunicazioni di Renato Soru, di superare i due milioni di clienti con un incremento da inizio anno del 21%. Interessante notare anche che la maggior parte di questi nuovi clienti è inglese, 265 mila dei 360 mila nuovi clienti vivono nel Regno Unito, un mercato chiave che già produceva il 49% del fatturato a marzo.

Perché questo successo britannico? Perché una cosa che si chiama unbundling permette di abbattere i costi della concorrenza con l’operatore dominante della Adsl locale (in Italia l’incumbent che detiene la rete è Telecom). Questo sistemino ovviamente ha permesso alla società guidata da Tommaso Pompei e Vittorio Serafino (rispettivamente ad e presidente di Tiscali), di incassare non poco oltremanica.

Osserviamo che, come per Fastweb, la società del settore di cui qualche tempo fa si era detto che era in odor di fusione con la stessa Tiscali, i dati completi saranno pubblicati a settembre. Mancano quindi, anche in questo caso, le voci (probabilmente negative) del risultato operativo e dell’utile netto. Osserviamo anche che a marzo da un punto di vista patrimoniale c’era stata su base annua una diminuzione del patrimonio netto 289,37 miliardi ed un incremento del debito finanziario a quota 313,56 miliardi. Il rapporto fra queste due grandezze non è propriamente salutare, anche se in questo settore un certo debito è assai diffuso e forse persino strutturale.

Per tornare a Fastweb, la società della fibra ottica ha un rapporto debito finanziario netto/patrimonio netto è di circa lo 0,4: lo stesso rapporto per Tiscali era (sempre a marzo scorso quindi prima dei recenti aumenti di capitale che sono stati varati dalle due società) di 1,08. Quindi, da un punto di vista strettamente patrimoniale, anche se le due società hanno notevoli differenze nello specifico della rete e dei mercati di riferimento, Fastweb sembra messa decisamente meglio.


Il fatto però che i clienti di Tiscali crescano tanto non può che essere positivo e infatti il mercato oggi premia questi dati preliminari. Osserviamo inoltre che il mercato compra già da un mese Tiscali più di Fastweb: forse tiene conto del fatto che le previsioni di alcuni analisti prevedono che il debito di Fastweb del 2006 passi dai 469 milioni del 2005 a circa 986 milioni di euro: quindi che raddoppi. A difesa della società bisogna però evidenziare che quello stesso report emetteva un giudizio buy (comprare).





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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