Una semestrale da record per Eni grazie al petrolio. E il futuro è visto ancora in crescita

Paolo Scaroni, l’aggressivo amministratore di Eni, ha detto che il prossimo 26 ottobre la sua compagnia staccherà un acconto dividendo di 0,6 euro per azione: significa nei fatti il 33,3%.

Paolo Scaroni, l’aggressivo amministratore di Eni, ha detto che il prossimo 26 ottobre la sua compagnia staccherà un acconto dividendo di 0,6 euro per azione: significa nei fatti il 33,3%. Timidi i risultati sulle performance del titolo che incassa un rialzo di solo lo 0,34% a Piazza Affari.

A garantire per le scelte dell' Eni i dati del primo semestre, appena usciti, che sbandierano sul mercato cifre da record e confortano sulle performance della compagnia italiana. L’Utile netto è cresciuto del 21,5% e ha raggiunto quota 5,28 miliardi. Un risultato da capogiro a cui corrisponde anche l’incremento del 30% dei ricavi della gestione caratteristica a quota 44,3 miliardi (+30%) nel primo semestre dell’anno.

A pompare soldi e petrolio nella pancia del Cane a sei zampe ha contribuito uno scenario favorevole caratterizzato da un aumento del 32,6% del prezzo del Brent e da un deprezzamento del 4,4% dell’euro sul dollaro. In parte hanno limitato l’exploit la flessione del margine di raffinazione sul Brent del 21% e dei margini dei prodotti petrolchimici.

L’Eni al 30 giugno di quest’anno ha toccato un debito finanziario netto di 6,394 miliardi, in aumento di oltre 100 milioni sul dato del 31 marzo soprattutto a causa della distribuzione del dividendo 2005.

Il debito finanziario è in flessione invece di oltre 4 miliardi rispetto all’inizio dell’anno: è una conseguenza del flusso di cassa generato dalla gestione che supera i 10,4 miliardi e che ha finanziato investimenti tecnici e in partecipazioni per oltre 3,1 miliardi, un dividendo da 2,621 miliardi per il 2005 e l’operazione di buy back per quasi un miliardo di euro.


Eni ha rosee prospettive anche per l’esercizio in corso: prevede una crescita nella produzione giornaliera del Brent del 3%, in parte ostacolata da fattori “politici” imprevedibili in Nigeria e in Venezuela. Dovrebbero crescere ancora del 5% circa nel corso dell’anno i volumi del gas naturale venduto ed Eni prevede anche un aumento superiore al 9% nella produzione venduta di energia elettrica. Nel corso del 2006 il Scaroni prevede anche investimenti per oltre 9,1 miliardi di euro, con un incremento sostanziale del 23% rispetto al 2005.

Se si guarda il grafico del Cane a Sei Zampe si vede che il titolo, impegnato nel recupero partito dai minimi a 21,52 euro, toccati nella seconda metà di giugno, potrebbe raggiungere i prezzi in prossimità di area 25,00/25,20 euro per azione, cioè i massimi realizzati nei primi quattro mesi del 2006. Sarà comunque determinante l’attacco di area 23,80 che permetterebbe il completamento di un testa spalle rialzista e sosterrebbe l’ascesa verso i precedenti massimi di cui sopra.

Quella di Eni è una crescita sostenuta da fattori contingenti e da una politica di espansione, ma non è certamente una crescita solitaria.

I risultati da capogiro della compagnia petrolifera made in Italy affiancano infatti Eni alle altre big del settore che proprio in questi giorni hanno pubblicato dei bilanci semestrali non meno lusinghieri.

Per intenderci Shell ha registrato egli utili in crescita dl 36% a quota 7,3 miliardi di dollari, la Exxon Mobil non è stata da meno e ha incrementato i profitti del 35% oltre i 10,3 miliardi di bigliettoni verdi. In crescita anche Conoco Philips, che ha incrementato gli utili del 65% toccando quota 5,2 miliardi di dollari.

Assai più ridotti i risultati della spagnola Repsol che ha registrato un incremento degli utili di solo l’8,5% a quota 857 milioni. Non partecipa al banchetto British Gas, a causa soprattutto di una flessione degli utili operativi, i profitti sono in calo del 36% a 569 milioni di sterline.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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