I lavoratori dipendenti hanno perso 1650 euro in busta paga di potere di acquisto

Tra il 2002 e il 2005 i lavoratori dipendenti tra la perdita del potere d'acquisto per l'aumento dei prezzi e la mancata restituzione del fiscal drag, hanno perso in media 1.647 euro in busta paga. E' quanto rileva l'Ires-Cgil in una

Tra il 2002 e il 2005 i lavoratori dipendenti tra la perdita del potere d'acquisto per l'aumento dei prezzi e la mancata restituzione del fiscal drag, hanno perso in media 1.647 euro in busta paga. E' quanto rileva l'Ires-Cgil in una ricerca sui salari dal 2002 al 2005 ipotizzando un lavoratore dipendente con una retribuzione lorda di 24.584 euro l'anno.

La perdita di 1.647 euro in busta paga - rileva l'istituto - e' composta per 1.082 euro dalla perdita secca del potere di acquisto accumulata nei quattro anni di governo di centro-destra e per 565 euro dalla mancata corresponsione del fiscal drag.

Nel quadriennio 2002-2005, per un lavoratore dipendente con una retribuzione lorda di 24.584 euro l'anno, la perdita cumulata di potere d'acquisto è stata pari a 1.647 euro, circa un punto percentuale. E' quanto rilevato dall'Ires-Cgil, che oggi ha presentato il rapporto sui salari dal 2002 al 2005. "Questo risultato - ha detto Agostino Megale, presidente dell'Ires - è composto per 1.082 euro dalla perdita secca del potere di acquisto accumulata in quattro anni di governo di centrodestra e per 565 euro dalla mancata restituzione del fiscal drag".

Megale ha poi sottolineato che "la difesa del potere d'acquisto dall'inflazione è prevista dal protocollo del 23 luglio del '93, che assegna ai contratti nazionali questa funzione. Quanto avvenuto in questi ultimi quattro anni - ha proseguito - non è attribuibile alla struttura contrattuale prevista nell'accordo, ma al mancato rispetto da parte del Governo di centrodestra di quella politica dei redditi prevista dal protocollo del '93".


I dati delle retribuzioni annue, elaborati dall'Ires su dati Istat e Bankitalia, tracciano comunque un quadro in cui sono fortemente penalizzati i giovani (-24,5% sulla media nazionale delle retribuzioni lorde dei lavoratori dipendenti), le donne (-18,2%), gli immigrati (-38,6%), i lavoratori del Mezzogiorno (-30,2%) e quelli delle piccole imprese (-38,2%). Il rapporto sull'andamento dei salari evidenzia poi che circa 10,5 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.350 euro netti al mese; 6,5 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.000 euro al mese, mentre circa 10 milioni di pensionati guadagnano meno di 800 euro al mese. Nello stesso periodo considerato dall'Ires, 2002-2005, la perdita cumulata di potere d'acquisto dei redditi delle famiglie con capofamiglia operaio (-1.425 euro) o impiegato (1.434 euro) si contrappone invece a una crescita del potere d'acquisto delle famiglie degli imprenditori e dei liberi professionisti (+9.053 euro).

"Con le manovre fiscali del Governo di centrodestra - ha aggiunto il presidente dell'Ires - si è registrato un ulteriore allargamento della forbice a sfavore dei bassi redditi". Secondo l'istituto, nel 2006 le retribuzioni potrebbero tornare a crescere. Ma ciò avverrà se nel rinnovare i contratti si utilizzeranno tassi di riferimento vicini all'inflazione reale e se i rinnovi avverranno entro tempi fisiologici. Per il 2006, l'Ires stima ad ogni modo una riduzione della perdita del potere d'acquisto rispetto agli anni precedenti.

Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, la perdita del potere d'acquisto dei salari dal 2002 al 2005 e' avvenuta ''perche' l'inflazione programmata e' stata troppo distante da quella reale, perche' non e' stato restituito il drenaggio fiscale a pensionati e lavoratori dipendenti, perche' non si sono fatte politiche a sostegno della condizione di chi lavora''.

In piu' - ha aggiunto Epifani - ''abbiamo visto e, questa e' una sopresa, che facendo 100 la retribuzione media, abbiamo che le donne guadagnano mediamente il 18% in meno, i giovani il 30%, gli immigrati il 38% in meno e i lavoratori del mezzogiorno anch'essi oltre il 30% in meno. Quindi c'e' un grande problema di aumento del potere di acquisto e di equita' perche' ci sono troppe condizioni svantaggiate che oggi penalizzano i giovani, le donne e il mezzogiorno''.

"La perdita del potere di acquisto - ha osservato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - è avvenuta perché l'inflazione programmata è stata troppo distante da quella reale. E perché non è stato restituito il drenaggio fiscale a pensionati e lavoratori dipendenti. E anche perché non si sono fatte politiche a sostegno della condizione di chi lavoro. E' necessario aumentare il potere d'acquisto - ha concluso Epifani - ci sono troppe condizioni di svantaggio che oggi penalizzano i giovani, le donne, gli immigrati e il Mezzogiorno".





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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