Possibile accordo tra Wind e 3 Italia nel settore delle telefonia italiana

C’è un rumor che gira da venerdì scorso sui mercati e potrebbe trattarsi una vera rivoluzione nel settore delle telecomunicazioni

C’è un rumor che gira da venerdì scorso sui mercati e potrebbe trattarsi una vera rivoluzione nel settore delle telecomunicazioni. L’avvio di una partnership fra Wind e 3 Italia risolverebbe più di un problema alle due aspiranti matricole. La voce, che riprendiamo da un articolo di MF a firma Angelo Zoppo, aveva già fatto capolino venerdì ed è sicuramente degna di attenzione. Perché? Perché alcune sinergie sono immediatamente visibili, cosa tutt’altro che scontata in un periodo in cui le voci di fusione sembrano a volte valorizzare i titoli al di là da qualunque calcolo sui vantaggi industriali di un accordo.

Se 3 Italia ha dalla sua l’unica rete totalmente UMTS d’Italia, Wind ha già una dotazione infrastrutturale abbastanza capillare di antenne e ripetitori che potrebbe mettere in pancia ad una eventuale newco. Sarebbe inoltre un patto capace di guardare all’Europa perché Wind guadagnerebbe da una collaborazione con 3 la possibilità di abbattere i costi del roaming internazionale, ossia delle spese aggiuntive necessarie ad una telefonata “cross border”. Spese oltretutto già bacchettate dall’Ue recentemente.

Al momento si tratta solo di un eventuale accordo specifico sui punti sopra citati e non si parla di fusione o di creazione di una joint venture che potrebbe davvero preoccupare Tim. Noi però abbiamo comunque deciso di frugare fra i conti delle due società per trovare qualche dato in più che aiuti a valutare questa ipotesi.

Innanzitutto osserviamo che già dai ricavi si può osservare una sproporzione notevole fra le due società. La Wind di Naguib Sawiris ha fatturato a fine 2005 4,1 miliardi di euro circa, circa il triplo di 3 Italia, ma le spese sono state elevate e il risultato netto, seppure in miglioramento di 16 milioni ha segnato ancora un perdita di 347 milioni di euro. Pesano soprattutto gli oneri finanziari derivanti dal debito astronomico di oltre 6,9 miliardi di euro. Le altre voci del conto economico sono infatti positive e, probabilmente, col tempo, riusciranno anche a crescere visto che, a fronte di un aumento dei ricavi del 3,1%, il margine operativo lordo ha segnato un incremento positivo del 15,3%.

Non così diversa, sebbene in scala ridotta, la situazione di 3 Italia. Qualche mese fa l’amministratore delegato della società Vincenzo Novari aveva annunciato per fine 2005 un balzo dei ricavi a 1,6 miliardi di euro: praticamente un raddoppio dal dato di fine 2004. Bisogna dire però che si trattava di dati in tempo di quotazione, cioè prima del gran rifiuto avvenuto lo scorso febbraio, quando 3 disse di no a Piazza Affari perché le banche, con la loro valutazione fra i 6,5 miliardi di euro e i 7,5, avevano fatto un’offerta troppo bassa per un management che sperava invece di ricavare abbastanza dall’appianamento di un debito da circa 3,7 miliardi di euro. Alla fine la quotazione della società attualmente controllata al 95,4% dalla Hutchinson 3 G saltò. Fra le notizie recenti ricordiamo anche un pronunciamento della corte che permetteva agli utenti del telefonino dato in omaggio dalla compagnia di manomettere il dispositivo per mettere schede di altre compagnie.


Insomma, non che il caso Tim, per esempio, sia diverso, ma anche queste società devono gestire un debito notevole (non pensiamo che l’irreperibilità on line di dati su utile e affini di 3 Italia sia un caso). Si tratta di una condizione comune a molte società del settore Information Technology: molti investimenti pesano alla fine sul risultato d’esercizio, tuttavia non vorremmo che a pagare questi investimenti fossero solo gli azionisti.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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