Economia sommersa e lavoratori in nero: un terzo si trova in meridione

E' di oltre 200 miliardi di euro (precisamente 205,1) il valore aggiunto dell'economia sommersa in Italia

E' di oltre 200 miliardi di euro (precisamente 205,1) il valore aggiunto dell'economia sommersa in Italia. Tale importo e' pari a circa 7 punti percentuali di Pil di imposta evasa (circa 87 miliardi di euro). Piu' di un terzo dell'imponibile evaso a livello nazionale e' ''prodotto'' nelle regioni del Mezzogiorno per un valore di circa 70,8 miliardi di Euro. Sempre nel Sud e nelle Isole l'incidenza del sommerso sul Pil di questa macro area e' pari al 21,2% contro una media nazionale del 15,4%.

E' questa la fotografia scattata da un'elaborazione dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre su dati del Censis e dell'Istat che presenta uno dei fenomeni piu' negativi della nostra economia: il sommerso. Come detto, l'economia in nero nel 2003 si e' attestata sui 205,1 miliardi di euro di imponibile evaso. A livello di macro area il fenomeno e' molto consistente nel Mezzogiorno. L'importo stimato per quest'area e' pari a 70,8 mld di Euro (pari al 34,5% del totale del sommerso, a livello nazionale).

Segue il Nordovest con 54,3 mld di Euro (26,5% del totale), il Centro con 41,2 mld di Euro (20,1 %) e infine il Nordest con 38,8 mld di Euro (pari al 18,9% del totale). Sempre secondo la nota della CGIA di Mestre, e' altrettanto significativa l'incidenza del sommerso sul Pil macroregionale. Ebbene, Nel Sud e nelle Isole la percentuale tocca il 21,2 contro il 14,7% del Centro, il 13% del Nordest e il 12,8% del Nordovest. Una mappa molto interessante, quella tratteggiata, che puo' essere di grande aiuto anche al governo Prodi che, proprio dalla emersione del lavoro nero, conta di ricavare ingenti somme per rimettere in sesto i conti pubblici. Ma quali sono le cause di questo fenomeno?

''Le cause - commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre - vanno ricercate nella combinazione di piu' fattori negativi che hanno interessato il Paese in questi ultimi anni. Come l'aumento degli extracomunitari irregolari, la crisi economica, l'inasprimento della tassazione soprattutto a livello locale e l'introduzione di leggi troppo punitive che hanno indotto molte piccole aziende marginali a finire nel sommerso. Non ultimo, la diffusione dell'economia criminale che controlla ormai una buona parte delle tre principali regioni del Sud''. Tuttavia, concludono dalla CGIA di Mestre, il lavoro nero - sempreche' non possa essere assimilato a forme di sfruttamento o di capolarato - non va del tutto demonizzato. ''Per chi conosce le dinamiche di sviluppo delle aree in via di espansione, come possono essere quelle meridionali - conclude Bortolussi - sa che certe forme di irregolarita' sono dei segnali interessanti che spesso precedono crescite economiche future''.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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