Il governatore della banca D'Italia Mario Draghi fiducioso per il futuro economico italiano

Nelle sue prime Considerazioni finali Mario Draghi intende dare fiducia al Paese.

Nelle sue prime Considerazioni finali (l'anno scorso era stato Fazio a pronunciare il discorso) Mario Draghi intende dare fiducia al Paese.

"La ripresa ciclica che si sta avviando in Italia non può da sola risolvere il problema di crescita che affligge il Paese da oltre un decennio, ma facilita il necessario mutamento strutturale.

Una crescita stenta alla lunga spegne il talento innovativo di un’economia; deprime le aspirazioni dei giovani; prelude al regresso; preoccupa particolarmente in un paese come il nostro, su cui pesano un’evoluzione demografica sfavorevole e un alto debito pubblico. La stabilità fi nanziaria è condizione necessaria per lo sviluppo economico: ma in Italia questo è a sua volta un requisito per la stabilità finanziaria. Occorre, preservando l’una, riavviare l’altro."

Ed inoltre "Quest’anno il tasso d’incremento del prodotto potrebbe avvicinarsi all’1,5 per cento, grazie a un recupero delle esportazioni e degli investimenti. La ripresa congiunturale può facilitare le azioni volte a favorire l’adeguamento della struttura produttiva."

Riguardo lo scenario internazionale il testo riporta che "Negli ultimi due anni l’economia mondiale è cresciuta a un tasso medio del 5 per cento, quella dell’area dell’euro dell’1,7.


L’espansione del commercio internazionale ha sfi orato il 9 per cento. L’incremento della domanda, strozzature dell’offerta e tensioni geopolitiche hanno sospinto i prezzi delle materie prime e dell’energia. Questi ultimi sono più che raddoppiati in termini reali in un triennio.

Le politiche monetarie stanno ovunque divenendo meno accomodanti, con tempi e intensità che rifl ettono differenze nelle condizioni cicliche e nei rischi d’infl azione. Le politiche di bilancio non hanno fi nora colto l’occasione della crescita globale per apportare ai conti pubblici le correzioni necessarie a ridurre gli squilibri esistenti e a fronteggiare l’invecchiamento della popolazione. L’aumento dei tassi d’interesse tende a gravare sul servizio del debito pubblico. L’effetto è maggiore dove il debito è più elevato; l’Italia è particolarmente esposta."








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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