No alle mail pubblicitarie senza previo consenso. Lo ribadisce il garante della Privacy

Divieto di inviare mail per pubblicizzare un prodotto o un servizio commerciale senza prima aver ottenuto il consenso del destinatario, anche quando si tratta solo del primo invio

Il Garante per la privacy ha ribadito il divieto di inviare mail per pubblicizzare un prodotto o un servizio commerciale senza prima aver ottenuto il consenso del destinatario, anche quando si tratta solo del primo invio.

La specifica decisione riguardava il ricorso di un persona che aveva ricevuto posta elettronica indesiderata da parte di una societa' di prodotti informatici che opera in Internet ed, avendo chiesto al mittente la cancellazione del suo indirizzo dall'archivio della societa', nonche' l'adozione di misure atte ad evitare in futuro altri invii, non aveva ricevuto adeguato riscontro.

L'Autorita' garante per la privacy ha dato ragione al ricorrente, imponendo alla societa' di cancellare dal data base i dati personali e spiegando che occorre ottenere sempre il consenso preventivo del destinatario prima di effettuare qualunque uso dell'indirizzo di posta elettronica a fini di pubblicita' e marketing.

La societa' si era giustificata spiegando che quel primo invio era volto solo a richiedere il consenso per il successivo inoltro di comunicazioni commerciali, ma nella sua decisione l'Autorita' ha ribadito che un indirizzo di posta elettronica per il solo fatto di essere sia reperibile in rete non autorizza comunque un suo uso indiscriminato.

Gia' in passato il Garante aveva spiegato che gli indirizzi di posta alettronica presenti in internet possono essere utilizzati solo con lo scopo per il quale sono stati pubblicati in internet. L'indirizzo e-mail non e' un dato sensibile come quelli sanitari o politici, ma e' sempre un dato personale.


Occorre ricordare altresi' che, per l'articolo 7 del decreto 2003 sulla privacy (cosiddetto decreto pricvacy) l'interessato ha diritto non solo a conoscere quali dati siano stati archiviati dal mittente e chiederne la totale o parziale cancellazione in qualsiasi momento, ma anche di chiedere come i dati siano stati ottenuti.

"Occorre dire un fermo no - ha dichiarato Giuseppe Fortunato, relatore del provvedimento, nel commentare la decisione - alla prassi di mandare una mail pubblicitaria senza consenso e poi scusarsi affermando che comunque quella era l'unica comunicazione inviata. Così come bisogna smetterla con la prassi di reperire un indirizzo di posta elettronica su Internet e poi utilizzarlo per mail pubblicitarie non richieste. Il Garante non può tollerare tali comportamenti intrusivi".








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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