Mercati Finanziari: Su cosa investire nei prossimi mesi e cosa evitare

Sembrerebbe un fatto normale, tuttavia così non è

Sembrerebbe un fatto normale, tuttavia così non è: ultimamente i dati positivi avevano fatto temere una nuova stretta monetaria da parte della Fed ed avevano appesantito i listini. Se gli investitori hanno cambiato atteggiamento nei confronti dei mercati una spiegazione ci deve essere. Una ipotesi può essere fatta tenendo in considerazione i buoni dati trimestrali presentati da molti big del mercato americano. Il 70% circa delle 220 aziende facenti parte dell’indice S&P500 che fino a questo momento hanno comunicato gli utili hanno fatto meglio delle stime degli analisti. Il contesto economico è così positivo che è difficile per gli investitori rimanere a guardare senza comprare. E se anche la Fed deciderà di alzare i tassi oltre il 5% pazienza, magari si deciderà in quel frangente di prendere profitto degli acquisti fatti in precedenza. Il fatto che il petrolio abbia smesso di crescere è poi un ulteriore motivo di acquisto: solo pochi giorni fa sembrava che il greggio sarebbe dovuto salire all’infinito, il fatto che si sia fermato, pur rimanendo (pericolosamente) vicino ai massimi storici, è già di per se una ragione per festeggiare. Insomma, il sentiment di mercato sembra essere tornato positivo.

Questo non significa che si può comprare tutto indistintamente, tuttavia sarebbe anche un peccato rimanere alla finestra senza mettere incrementare la posizione sull’azionario. Titoli suggeriti? Tecnologia (STM), cemento (Buzzi) ed immobiliari (Pirelli RE). Ed ovviamente anche le banche, ma in questo caso più con un occhio al newsflow che ai grafici (vedi rialzo di Capitalia nelle ultime ore).

Ma vediamo quali sono questi dati macro che hanno rivitalizzato gli acquisti: innanzitutto il Beige Book della Fed, che ha sottolineato il buon momento dell’economia americana, poi gli ordini di beni durevoli, che nel mese di marzo hanno registrato un balzo del 6.1%. Si è trattato che maggiore incremento dell’anno, favorito dalla richiesta elevata di aerei, di macchinari e di strumenti elettronici. Le attese degli analisti erano per un aumento molto più contenuto, dell’1.8%. Ed una sorpresa è venuta anche dal comparto immobiliare: le vendite di nuove case dopo il crollo del mese precedente hanno registrato un incremento del 13.8%, superando anche in questo caso le attese del mercato.

Se la Borsa gode lo stesso non si può dire dei bond: i tassi sui titoli di Stato americani a 10 anni sono schizzati al 5.105% dal 5.07% della chiusura di martedì, con conseguente ribasso dei prezzi. Attenzione quindi al comparto obbligazionario. Rimane valido il suggerimento di ridurre l’esposizione oppure di puntare su titoli con vita residua più breve.

E per chiudere il cerchio, a conferma del fatto che l’economia, almeno quella Usa, corre forse più veloce delle attese, il prezzo dell’oro è schizzato nuovamente verso l’alto, ancora al di sopra dei 640 dollari l’oncia. Si punta sulla borsa ma con l’atteggiamento dello scettico che di fronte alla superstizioni nega di credervi salvo poi fare gli scongiuri sotto banco. Quindi, se si comprano un po’ di azioni, si mette anche un po’ d’oro in portafoglio. Nella comprensione di questa parte del fenomeno bisognerebbe introdurre un nuovo elemento, quello del cambio. La domanda per i beni rifugio, oro in primis, non è stimolata infatti probabilmente solo dai timori di inflazione, ma anche dalla debolezza del dollaro.








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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