Sindacati divisi sulla legge Biagi: chi la vuole cancellare, chi riformare

La legge Biagi diventa la prima pietra d'inciampo lungo il percorso accidentato della concertazione

La legge Biagi diventa la prima pietra d'inciampo lungo il percorso accidentato della concertazione e rischia di porre la Cgil in posizione d'isolamento nei confronti delle parti sociali. L'accelerazione impressa dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha chiesto a Romano Prodi, in modo più esplicito rispetto al congresso di Rimini, di cancellarla nei primi mesi del prossimo Governo, ha evidenziato diversità di vedute nel sindacato. Spaccature che rischiano di riproporre le stesse tensioni delle settimane successive alla firma del Patto per l'Italia e potrebbero pregiudicare l'apertura di una nuova fase della concertazione.

Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, è stato assai esplicito. "Se la Cgil pensa di dialogare partendo dall'assunto che la legge Biagi va cancellata la concertazione non farà nemmeno un metro". La confederazione di corso d'Italia, però, sembra intenzionata ad andare avanti per la propria strada. Anche a costo di trovarsi distante dalle associazioni dei datori di lavoro che hanno ribadito il loro no alla cancellazione tout-court della legge.

A Rimini, Epifani ha detto che bisogna "andare oltre la legge 30, ribaltandone la filosofia, e cancellare tutte le norme che precarizzano il rapporto di lavoro". Le promesse di Prodi si sono limitate a "significative modifiche" per combattere la precarizzazione del lavoro. E' risultato già chiaro allora, ma lo è stato ancora di più in campagna elettorale, che per la base della Cgil l'abrogazione della Biagi ha un forte valore simbolico. Almeno pari alla battaglia contro l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavorarori. Epifani lo ha capito bene, tant'è vero che si è visto costretto a mediare e a fare concessioni alla Fiom e alla sinistra interna su questo tema in nome dell'unità della Cgil.

"Un gruppo dirigente serio e responsabile sa che impostazioni ideologiche su argomenti come la legge Biagi possono far diventare il campo di discussione molto accidentato - ha dichiarato Raffaele Bonanni, prossimo segretario generale della Cisl - ad Epifani dico due cose: avere pazienza e porsi obiettivi nuovi per raggiungere un'intesa che porti più tutele al lavoro flessibile". Un invito, quello di Bonanni, ad avere posizioni più "coraggiose" per trovare intese con tutte le parti perché "le posizioni inconcilianti - ha aggiunto - non favoriscono il dialogo".

Un confronto che, con queste premesse, rischia di arenarsi anche su altri temi. Come la riforma del modello contrattuale. Il presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, è convinto che le dichiarazioni di Epifani sulla legge Biagi rendano più difficile il confronto sui contratti. "La concertazione è nata già morta - ha replicato indirettamente il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Giorgio Cremaschi - una stagione finita. Con chi si fa? Con la Confindustria che ha enormi problemi di rappresentatività e deve inseguire gli "applauditori" di Vicenza? La legge 30 è peggio del Cpe francese. E' un macigno. Deve essere cancellata. Il centrosinistra - ha detto - chiarisca se vuole abrogarla o fare solo un piccolo intervento di manutenzione. In questo secondo caso il conflitto sociale nel Paese sarà inevitabile".
Sulla stessa lunghezza d'onda il Cub. "La mancata totale abrogazione della legge 30 e del pacchetto Treu - ha detto Pieroaolo Leonardi, cordinatore nazionale del Cub - segnerebbe negativamente e irrimediabilmente la sorte del nuovo Governo".





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su