Un gruppo di multimiliardari USA ha fondato un organizzazione che chiede... di non ridurre le tasse

Sta succedendo qualcosa di strano e di insolito nei grandi Stati Uniti d’America. Un gruppo di multimiliardari – tra cui Bill Gates, David Rockefeller, George Soros, Agnes Gund – ha fondato un’organizzazione dal nome di Responsible Wealth (ricchezza

Sta succedendo qualcosa di strano e di insolito nei grandi Stati Uniti d’America. Un gruppo di multimiliardari – tra cui Bill Gates, David Rockefeller, George Soros, Agnes Gund – ha fondato un’organizzazione dal nome di Responsible Wealth (ricchezza responsabile) e ha chiesto... di non abbassare le tasse!

In particolare la tassa di successione, che attualmente è del 46 per cento (46: avete letto bene, non è un errore di stampa) su tutti i beni del defunto al di sopra della soglia di due milioni di dollari. Fino a quella cifra non si paga niente. Sopra si paga l’aliquota fissa del 46 per cento sul valore dell’eredità, a meno che non venga interamente lasciata alla moglie, o al marito, del defunto. (In America infatti non esiste la cosiddetta legittima, quindi una persona può lasciare a chi vuole anche tutti i suoi beni). La tassa riguarda una piccolissima percentuale della popolazione: è stato calcolato che nel 2006 lo 0,27 per cento di tutti i patrimoni lasciati in eredità saranno soggetti alla tassa, mentre oltre il 99 per cento sarà esentato.

Come mai gli uomini e le donne più ricchi d’America si sono mobilitati e hanno messo in piedi una campagna di informazione per mantenere la tassa? Il fatto è che l’attuale regime fiscale sulle successioni – che è in vigore da quasi 90 anni – è il risultato di una riforma varata dal presidente Bush nel 2001. Prima era del 55 per cento e la quota esente era di un milione di dollari. La nuova legge, che dovrebbe essere discussa dal senato a maggio, oltre ad abbassare l’aliquota, prevede anche che la tassa si riduca nel corso degli anni e venga abolita completamente nel 2010.
E questo preoccupa i ricchissimi, dal momento che la tassa produce un introito di 20 miliardi di dollari l’anno per le casse dello stato, che registrano quest’anno un deficit di oltre 350 miliardi di dollari. E’ stato calcolato che la sua abolizione avrebbe un costo, in dieci anni, di 1000 miliardi di dollari, aprendo un’altra voragine nel debito pubblico che è già arrivato alla somma stratosferica di 8400 miliardi.

Sono solo considerazioni di buona contabilità pubblica a spingere i capitalisti d’America ad opporsi all’abolizione della legge? Nient’affatto. Nel loro appello pubblico affermano che l’abolizione della tassa: “arricchirebbe i milionari e i miliardari e danneggerebbe le famiglie che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese... e richiederebbe o un aumento delle tasse nei confronti di coloro che hanno più difficoltà a pagarle o il taglio dei servizi sociali, come l’assistenza sanitaria, le pensioni, la protezione dell’ambiente”, ecc.
Il presidente Bush invece, come sempre coerente nel suo programma di favorire i ricchi, si appresta ad abolire la tassa di successione. E questo nonostante da un recente sondaggio risulti che il 57 per cento degli elettori sono contrari, percentuale che sale al 68 per cento quando gli si spiega bene di che cosa si tratta. Questi cittadini andranno a votare fra poco più di sei mesi per rinnovare il congresso ed è probabile che sul voto faranno pesare la loro opinione anche su questo punto.

In Italia, al contrario, sembra che il 49 per cento o poco più degli elettori che hanno votato Casa delle libertà siano rimasti molto spaventati dalla proposta ventilata da Romano Prodi di ripristinare una imposta di successione del 4 (non 46) per cento per i patrimoni superiori a “parecchi” miliardi di euro (non 2 milioni di dollari, cioè 1650.000 euro). E’ forse perché i ricchi non si sono mobilitati? Ma cosa aspettano?








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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