Dal cacciatore al comunicatore: questione di "Relazioni Virtuose"

Un libro di Claudio Maffei per imparare ad avere successo

DI LUI si direbbe: “è un prestigiatore della comunicazione!”
Del suo libro: “è il pratico manuale per il successo che mancava!”
Non sarebbe azzardato scommettere sui pensieri di giovani intraprendenti a pochi minuti dalla fine di una presentazione capace di farti andar via con l’impressione di stringere tra le mani le chiavi del successo.

…Ma allora lui c’è riuscito!
Allora il suo metodo funziona. Non resta che provare.

Il “prestigiatore” si chiama Claudio Maffei, docente, presidente della Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), membro del consiglio europeo della Cerp (Confédération des Rélations Publiques), trainer di politici e manager: tradotto, uno dei maggiori esperti nel campo delle relazioni interpersonali.

Il suo libro si chiama “Le relazioni virtuose”, edito da Falzea Editore: poco meno di 170 pagine, scritte anche “per la Signora Maria” – come dice l’autore - consigliate a chi abbia voglia di diventare padrone della realtà che lo circonda.

Dopo i cacciatori, i contadini, gli operai, gli impiegati e i funzionari, arriviamo noi, i creatori di emozione ed empatia, gli uomini dell’Era delle relazioni: da questa quinta Era teorizzata da Tom Peters e impressa sulla quarta di copertina, ha ufficialmente inizio la giusta strategia.


Se la realtà che ognuno ha in testa è una rappresentazione della realtà circostante, allora per influenzare chi ci sta di fronte non si deve modificare la realtà, ma solo gli schemi mentali del suo modo di rappresentare. Facile, no?

…Sì, facile come parlare un’altra lingua.
Facile come entrare nella mappa mentale di uno sconosciuto.
Facile…per niente! Ma di certo non impossibile.

Prendendo le mosse direttamente da Milton Erickson, psicoterapeuta dello scorso secolo, la via da percorrere è quella della comunicazione e dell’interazione con la parte emozionale di una persona. Rispolverare l’emisfero destro, in pratica, e puntare sulle sensazioni, per adeguarsi, per parlare la stessa lingua appunto. E quindi, parlare per immagini a chi perdendosi sbatterebbe per ore la testa su una mappa (uomo visivo); parlare con un linguaggio che richiami i suoni con chi perdendosi chiederebbe indicazioni ogni due passi (uomo auditivo); parlare per sensazioni a chi perdendosi continuerebbe a camminare convito di potercela fare con il suo fenomenale intuito (uomo cinestetico).

Capire chi hai davanti, in sostanza, significa essere già a metà dell’opera.
Relazionarti con il suo stesso codice sarà il successo.
… “Giuro che stanotte non dormo se prima non finisco di leggerlo! Ora che so anche come fare, non c’è tempo da perdere!”
Non sarebbe azzardato scommettere sul pensiero di quel giovane intraprendente che sembra aver ritrovato la fiducia, che pareva perduta, in un piccolo libriccino rosso.








Fonte: pubblicato il


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