Italia, Moody's non vede miglioramento conti pubblici fino 2007

L'agenzia di rating Moody's non prevede alcun significativo miglioramento dei conti pubblici italiani quest'anno e il prossimo, dopo che il deficit nel 2004 ha raggiunto il limite di Maastricht del 3% del Pil

L'agenzia di rating Moody's non prevede alcun significativo miglioramento deiconti pubblici italiani quest'anno e il prossimo, dopo che il deficit nel 2004ha raggiunto il limite di Maastricht del 3% del Pil.

In particolare, un ulteriore deterioramento della posizione di bilancio èpossibile il prossimo anno a causa del ciclo elettorale, spiega l'agenzia in unanota datata 1 marzo in cui si indica il deficit 2005 al 3% del Pil.

Lo stesso martedì primo marzo Istat ha pubblicato le cifre di contabilitàpubblica relative al 2004, segnalando la flessione del debito al 105,8% del Pil,da 106,3% del 2003.

Il debito, sottolinea Moody's, rimane tra i fattori critici in grado diinfluenzare in un senso o nell'altro il rating 'Aa2' assegnato al merito dicredito a lungo termine dell'Italia.

L'agenzia stima che quest'anno il debito scenderà ulteriormente al 104,4%del Pil. A inizio febbraio, secondo il materiale distribuito durante unaconferenza a Milano, la previsione di Moody's era di 104,6%. Il target delgoverno si colloca a 104,1%.


"Moody's ritiene ... che il rapporto del debito si manterrà costante oin leggera discesa nonostante il basso tasso di crescita" spiega l'agenzianella nota.

Per l'anno in corso Moody's prevede un'espansione dell'economia limitataall'1,6% e, sulla base dei dati relativi alla domanda e alle scorte, attende unrallentamento industriale in primavera.

Moody's spiega che, dato il livello del debito, per l'Italia assume moltarilevanza la questione della crescita potenziale. Da quest'ultima dipendeinfatti in ultima istanza la capacità di servizio del debito a lungo termine.

"Un tasso di crescita superiore al 2% dell'output potenzialeconsentirebbe al Paese di generare un solido avanzo primario e far scendere ildebito senza dover affrontare riforme socialmente costose" spiega l'agenziadi rating.

"Ciononostante, è molto importante sottolineare che la crescitapotenziale non mette sotto pressione il rating nel medio termine".

Si definisce potenziale la crescita in grado di generare pieno impiego sullabase dell'utilizzo ottimale (quindi non inflativo) delle risorse di capitale elavoro disponibili in un Paese.





Fonte: pubblicato il


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