Pensioni a 65 anni di età obbligatoria già nel 2012 con calcolo contributivo per valore

Sistema contributivo per tutti, uomo e donna in pensione a 65 anni già dall’anno prossimo: le novità

Dal primo gennaio 2012 per tutti i lavoratori che puntano al pensionamento con 35 anni di contributi scatterebbe il requisito anagrafico obbligatorio di 65 anni. Ciò significa l’introduzione immediata di quota 100 sia per i dipendenti sia per gli autonomi, bloccando in tal modo i pensionandi che non hanno raggiunto i 40 anni di versamenti.

Novità previste anche per quanto riguarda l’allineamento dei requisiti uomo-donna a 65 anni per la pensione di vecchiaia. Rispetto alla normativa attuale, che prevede l'equiparazione nel 2026, si scenderebbe al 2019, con una scalettatura che parte l'anno prossimo e prevede incrementi di un anno ogni 18 mesi.

Ma il percorso potrebbe diventare anche più corto visto che, come è stato fatto osservare, per le dipendenti della Pa l'allineamento a 65 anni scatterà il prossimo anno. Tra le altre possibili novità l'estensione del metodo contributivo pro-rata, con effetti più di tipo equiparativo che di risparmio effettivo. Così facendo, dunque, tutte le pensioni verrebbero calcolate con il sistema contributivo nella forma pro-rata.

Oltre al contributivo per tutti, l'intervento più gettonato resta quello sui trattamenti di anzianità con l'anticipo al 2012 di quota 97 (somma di età anagrafica e contributiva), o in alternativa il ripristino dello scalone Maroni, per poi arrivare nel 2015 a quota 100, ovvero all'abolizione delle pensioni anticipato. Accanto a queste proposte, si parla sempre dell'anticipo al 2012 del meccanismo sull'innalzamento dell'età pensionabile delle lavoratrici private, che dovrebbe arrivare a 65 anni nel 2020 e non più nel 2026, e anche di quello sull'aggancio all'aspettativa di vita dell'effettivo momento del pensionamento.

Altra ipotesi al vaglio, il pensionamento di vecchiaia per tutti a 67 anni, ma solo a regime (dopo il 2020). Ma la Lega continua ad opporsi alle ipotesi di interventi strutturali, la Cgil ha più volte ribadito il suo netto no a qualsiasi nuovo intervento sulla previdenza, mentre Cisl e Uil lasciano qualche spiraglio aperto.





di Marianna Quatraro pubblicato il


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