Rating banche italiano tagliato da S&P. Lista istituti, motivi e conseguenza. Rischi?

L’americana S&P ha tagliato il rating di sette banche italiane

Dopo aver declassato l’Italia per il voto sul debito sovrano, la scure dell’agenzia di rating americana S&P si abbatte anche sulle banche. Standard and Poor's ha, infatti, tagliato il rating di 7 banche italiane, soprattutto il rating a lungo termine, di Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Cassa Risparmio Bologna e Biis che passano da A+ ad A, ridotto anche il rating di Findomestic e Bnl.

Invariate, invece, le valutazioni sul breve periodo. E immutato anche il giudizio per Unicredit il cui outlook passa comunque a negativo a causa della revisione del rischio sovrano. Le conseguenze del nuovo taglio stabilito da S&P sono che le banche dovrebbero pagare un maggior rendimento per le obbligazioni da loro emesse, ma nel breve-medio periodo non c'è nessun rischio.

Tagliare il rating delle banche è stato necessario per allineare al livello del Paese (da A+ ad A) le banche che hanno almeno il 40% dei propri asset sul mercato di casa. Prima di comunicare il taglio ai rating bancari, erano arrivate valutazioni su alcune aziende a partecipazione pubblica ed era stato comunicato il passaggio da A+ ad A del rating sulla Cdp, la Cassa depositi e prestiti, controllata per il 70% dallo Stato e il restante 30 dalle Fondazioni di origine bancaria.

Cdp investe nei settori di interesse strategico per il Paese, dalle infrastrutture ai trasporti all'edilizia. In risposta ai tagli di S&P e alla preoccupazione per la situazione in cui versa l'economia del Paese, il premier Berlusconi avrebbe replicato assicurando che è prossimo al varo un piano per la crescita ma dal Tesoro ritengono che la manovra da 54 miliardi appena varata sia pienamente sufficiente per il pareggio 2013.





di Marianna Quatraro pubblicato il


Torna su