Andreotti buca lo schermo tv per ''Tre''

Politica-spettacolo. Il senatore a vita, monumento vivente della storia della politica italiana, ora presta la propria immagine per una pubblicità televisiva

Sento una voce familiare ed alzo lo sguardo verso la televisione. Vedo Giulio Andreotti e penso ad una intervista di un tg.

Poi ascolto: “Complimenti”, sono servizi d’avanguardia. E i “complimenti” del senatore a vita non sono rivolti ai giovani dell’Azione cattolica, ma ad una società telefonica che fa parte, come lui precisa, “di un grande gruppo internazionale”. Andreotti ha rotto un tabù: è in televisione e per la prima volta fa della pubblicità.

Un bel salto. E’ in politica da ben sessant’anni, è il protagonista di una parte della storia d’Italia. Nel 1945 era il giovane sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Alcide De Gasperi. Per sette volte è stato presidente del Consiglio, guidando esecutivi dalle maggioranze più diverse: monocolori Dc, ministeri centristi, gabinetti di centrosinistra e governi di unità nazionale sostenuti anche dal Pci. Con Fanfani e Moro ha impersonato l’egemonia democristiana sullo Stato e sui vari alleati: da Saragat a La Malfa, da Nenni a Malagodi, da Craxi a Berlinguer.

Andreotti anno 2005, in versione spot tv, si è tuffato dalla Prima alla Seconda repubblica, riconoscendo e piegandosi ai parametri comunicativi e di costume di quest’ultima. I risultati sono buoni. L’ex cavallo di razza della Dc “buca” il video.

Perché l’ha fatto? Certo non per denaro visto che devolverà tutto in beneficenza.


Perché decanta, imperturbabile come quando affrontava uno scontro alla Camera, i pregi di un cellulare? Forse i costumi della Seconda repubblica l’hanno conquistato o forse cerca una rivalsa verso il “nuovismo televisivo” che ha contribuito a metterlo fuori gioco. “A pensar male si fa peccato ma alle volte s’indovina”, sentenziava l’ex statista democristiano.

Un fatto è sicuro: non miete più voti come un tempo, ma è in campo e fa ascolti con gli spot. Peccato che la televisione sia importante, ma non sia tutto. Ne sa qualcosa Berlusconi. Il proprietario delle reti Mediaset e controllore di quelle Rai attraverso il ministero dell’Economia da tre anni perde tutte elezioni: amministrative parziali (2002), europee (2004) e regionali (2005).








di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


Torna su