Ocse: spesa pro-capite sanitaria, Italia male. Aspettative longevità, quarta

Non tutto funziona alla perfezione in Italia: si allunga l'età della vita, ma aumenta il tasso di demenza ed è da rivedere l'impianto della spesa sanitaria.

Problemi e gravi per la sanità italiana dove continuano a mancare le risorse per una spesa pro-capite tra le peggiori nei Paesi avanzati. E nonostante questo le aspettative e la longevità sono alte.

Trascorrono gli anni, ma la situazione non migliora affatto. Perché non basta certificare l'allungamento delle speranze di vita per poter dire che il nostro Paese sia in salute. Occorre che quando si arrivi a una certa età, si arrivi bene e appunto in salute. Magari con il supporto dello Stato quando delle spese per curarsi non si può fare a bene. Ma per l'Ocse, l'Italia si trova in ritardo e in confronto con il resto del mondo resta molto da migliorare. Anzi, proprio quella della spesa sanitaria è, secondo l'Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, uno dei principali punti deboli perché l'efficacia è scarsa e c'è soprattutto un dato che non quadra. In fatto di introduzione di farmaci generici, registra l'8% di valore e il 19% in volume. Quote molto distanti rispetto a quanto registrato fuori confine, così come si legge nel rapporto Health at a Glance 2017.

Indietro sulla spesa sanitaria: lo dice l'Ocse

Secondo l'organismo con sede a Parigi, è proprio sul terreno della spesa sanitaria pro capite che l'Italia esibisce ritardi a tratti imbarazzanti. Il dato sui farmaci generici appare maggiormente significativo perché l'Ocse non capisce il motivo per cui la maggior parte di farmacisti e medici insista nel proporre il marchio del farmaco anziché il suo principio attivo. Ed evidentemente gli inviti lanciati dall'esecutivo si sono rivelati poco convincenti se non inutili. Ma come può migliorare la gestione della spesa sanitaria in Italia? Una prima mossa, argomenta l'Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, è sciogliendo una volta per tutte il nodo delle prescrizioni antibiotiche con le strategie di prevenzione alla resistenza antimicrobica. Tanto per inquadrare la situazione, l'Italia ha il quarto livello più alto in tutti i Paesi Ocse.

Questi dati vanno inquadrati, come abbiamo accennato, all'allungamento delle aspettative di vita degli italiani. E qui si galoppa perché il quarto posto certificato dall'organismo internazionale per lo sviluppo e la cooperazione economica nel rapporto Panorama della Salute 2017 è un risultato di tutto rispetto. Più esattamente, gli italiani possono sperare di raggiungere il tetto di 82,6 anni. Tutto molto positivo, almeno finché non vengano raccolte le sfide naturalmente legate all'invecchiamento. La prima è appunto quello della spesa sanitaria ovvero del modo in cui si invecchia. I numeri non bastano e gli anziani devono arrivare in salute alla tarda età. C'è un dettaglio nel rapporto Health at a Glance 2017 di Ocse che vale la pena citare: l'Italia mostra il secondo più alto tasso di demenza tra i Paesi presi in esame. E si tratta di un trend in salita: al 2,3% oggi, al 3,4% entro 20 anni.

Cosa fare?

Arrivati a questo punto e provando a tirare le somme, a detta di Francesca Colombo, responsabile attività Ocse per la Sanità, l'Italia ha ottimi risultati in termini di longevità, tasso di obesità e consumo di alcol ma deve salvaguardarli adottando anche in futuro stili di vita corretti e facendo attenzione ai suoi punti più deboli, cioè l'invecchiamento degli abitanti e l'utilizzo più corretto degli antibiotici. Di più: l'Italia è tra i Paesi con l'invecchiamento più importante nell'area Ocse e dovrebbe riorientare i servizi sanitari intorno ai bisogni della popolazione anziana, quindi cure primarie, servizi e assistenza sul territorio. Occorre capire, aggiungere, come strutturare i servizi nel futuro, immaginare nuovi ruoli per le infermiere che possono fare di più nel contesto di cura delle persone con malattie croniche, non è necessario che ci siano sempre i dottori".





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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