Licenziamento per malattia è valido e giustificato se comunicazione e certificato medico non inviato

La comunicazione dell'assenza deve avvenire in maniera tempestiva per dare la possibilità di organizzare l'attività lavorativa. Pena il licenziamento.

Anche se tutte le atre condizioni sono regiolari e corrette, se non viene spedito un regolare certificato medico o altre forme possibili di comunicazioni il licenziamento è legittimo e valido

C'è un punto da cui non si transige: nel caso di assenza per malattia, il lavoratore dipendente è chiamato a spiegarne i motivi al datore. Nulla di nuovo, in fin dei conti, perché la disposizione è contenuta nel Contratto collettivo nazionale di lavoro. Tuttavia, come adesso messo nero su bianco dalla Corte di Cassazione, questo il mancato rispetto di questa disposizione può portare al licenziamento giustificato. La sola ragione per mettersi al riparo dalla più spiacevole situazione è il giustificato impedimento dal fornire la comunicazione al datore di lavoro, come un incidente, un malore particolarmente grave che comporti accertamenti immediati o ricovero. In sintesi per l'invio della certificazione medica ha 48 ore disposizione, ma per la comunicazione dell'assenza deve farlo in maniera tempestiva per dare la possibilità di organizzare la normale attività lavorativa senza ripercussioni sul regolare andamento.

Licenziamento giustificato: cosa stabilisce la Cassazione

C'è un passaggio che non deve essere perso di vista nella sentenza della Corte di Cassazione che sta facendo discutere sia il mondo imprenditoriale sia quello sindacale. Non c'è alcun riferimento al contenuto del certificato ovvero se il malanno sia tale da costringerlo a non presentarsi sul posto di lavoro. Ma è dalla comunicazione in sé che non si può prescindere. Non solo non è consentito non comunicare l'assenza per malattia, ma anche la comunicazione in ritardo mette in lavoratore in condizione di essere licenziato. Naturalmente quella dell'interruzione del rapporto è solo la misura più estrema perché possono essere applicate anche misure più leggere come il richiamo o una sanzione pecuniaria.

La sentenza dei giudici della Suprema Corte con cui ribadisce gli obblighi del lavoratore dipendente nei confronti del datore di lavoro riguardo la comunicazione dell'assenza per malattia, parla chiaro e rappresenta la sintesi delle regole in corso. La ratio di tale disciplina è evidente - argomentano i giudici - e corrisponde all'esigenza di rendere edotto il datore di lavoro nel più breve tempo possibile dell'assenza di un suo dipendente; la cadenza degli adempimenti è preordinata a consentire all'imprenditore di provvedere con tempestività ad assumere gli interventi organizzativi necessari ad assicurare il buon funzionamento dell'impresa e della produzione.

Attenzione alla mancanza di rendimento

Poi c'è un passaggio che coinvolge imprenditori e sindacati: le parti sociali hanno valutato, con apprezzamento insindacabile dei contrapposti interessi, che il protrarsi dell'assenza non assistita dall'adempimento degli obblighi suddetti costituisce inadempimento così grave da giustificare il licenziamento, in quanto trascende il limite di tollerabilità di un'assenza non giustificata. La sentenza sancisce anche la legittimità dell'allontanamento per giusta causa del lavoratore senza rendimento prolungato. I giudici hanno respinto il ricorso proposto dal lavoratore facendo riferimento alla accertata condotta omissiva permanente.





di Luigi Mannini pubblicato il


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