Siberia, minando criptovalute e Bitcoin le case si riscaldano

Unire l'utile al dilettevole con l'operazione di mining di Bitcoin. In realtà la trovata potrebbe essere sfruttata su larga scala, almeno in teoria.

Non è una invenzione, ma sembra essere la verità. Anche se un montaggio ben riuscito potrebbe essere sempre possibile. A voi il giudizio.

C'è un video che sta facendo il giro del web che sta raccogliendo curiosità a tutte le latitudini. In circa 90 secondi viene infatti spiegato come riscaldare una casa in Siberia - nella fredda Siberia - minando Bitcoin. Significa che alla fine dei giochi non solo sarà raggiunto il risultato, ma a costo zero se non in attivo. Anzi, a voler essere precisi, l'abile sfruttamento del calore prodotto dall'hardware per minare Bitcoin ha portato a incassare circa 430 dollari al mese. Succede per una semplice ragione: l'operazione di minare criptovalute è estremamente dispendiose dal punto di vista energetico ovvero ha bisogno di un hardware dall'elevata capacità di calcolo. La produzione di calore viene così abilmente sfruttata.

La criptovaluta, si essa Bitcon o altro, non viene emessa da una banca centrale e di fatto non c'è alcunché di fisico. Ogni cosa avviene in maniera digitale e per crearla è necessaria l'operazione di mining ovvero di estrazione. In buona sostanza si scava tra i blocchi alla ricerca di nuove monete.

L'idea dei due imprenditori siberiani: mining come fonte di reddito e riscaldamento

L'intuizione di Ilya Frolov e Dmitry Tolmachyov, coppia di imprenditori siberiani, si è dunque rivelata vincente: i tubi che trasportano l'acqua per il raffreddamento dei due sistemi dedicati a minare la criptovaluta - come emerge dalla visione del breve filmato - scorrono sotto al pavimento del cottage centrando al meglio l'obiettivo. Resta adesso da capire se questa tecnica può essere utilizzata su larga scala ovvero impiegata per riscaldare ben più di un semplice cottage di 20 metri quadrati. Difficile a dirlo sin da subito, ma l'auspicio dei due è proprio questo. Non tutto è così semplice e immediato perché, come sanno bene gli esperti di questa materia, esistono già le mining farm ovvero quei capannoni carichi di server per minare, che hanno bisogno di cura e attenzione per scongiurare il rischio di surriscaldamento.

Volendo fare un passo in avanti, l'operazione di minare Bitcoin equivale a fare attaccare alla CPU o alla GPU del PC dati protetti con crittografia basta sull'algoritmo SHA-256, sfruttando la tecnica del brute force. Se per mining si intende il processo che fa eseguire all'hardware del computer calcoli matematici per creare nuovi bitcoin e di confermare le transazioni per aumentare la sicurezza della rete bitcoin, ruolo e mansioni dei miners sono presto detti. Sono quelle figure che estraggono algoritmi utilizzando hardware dei loro PC ed elettricità. Come ricompensa per il lavoro svolto, incassano commissioni sulle transazioni. Mining pool è invece un team di miners che genera Bitcoin in modo collettivo. La maggior potenza di calcolo richiesta è la premessa indispensabile per unire le potenze computazionali.


I numeri parlano chiaro e raccontano di un successo costante: Bitcoin ha superato la quota di 6.000 dollari grazie all'utilizzo da parte di circa 30 milioni di utenti in tutto il mondo. Un portafogli di criptomoneta, utilizza codici QR per le transazioni. Nasce come sistema monetario alternativo e non specificamente per il commercio, e la non tracciabilità lo rende lo strumento preferito sul dark web.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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