Bitcoin: quanto inquinamento si produce a produrre criptovalute

Il consumo di energia elettrica dei Bitcoin nell'estrazione degli algoritmi utilizzando gli hardware dei PC è spaventosa e risulta in costante aumento.

La criptovaluta Bitcoin ha un costo di cui tenere conto. Si tratta di quello ambientale perché creare moneta richiede un considerevole dispendio di energia elettrica impossibile da ignorare. Dal punto di vista tecnico significa risolvere calcoli crittografici per inserire le transazioni nella blockchain. La procedura è quella del mining. A occuparsi di questa operazione sono quelle figure che estraggono algoritmi utilizzando hardware dei loro PC ed elettricità. Come ricompensa per il lavoro svolto incassano commissioni sulle transazioni. Mining pool è invece un team di miners che genera Bitcoin in modo collettivo. La maggior potenza di calcolo richiesta è la premessa indispensabile per unire le potenze computazionali.

Quanta energia consuma Bitcoin

Di interessante c'è chi, come Motherboard, ha cercato di fare un passo in avanti, andando a scoprire quanto realmente consumano Bitcoin in termini di energia. Ebbene, appoggiandosi alle misurazioni dell'analista Alex de Vries, ha reso noto come per ogni transazione occorrano circa 215 kilowatt all'ora. Per capire l'entità di questi numeri, basti pensare che una famiglia americana consuma circa 901 kwh al mese. E considerando che ogni giorno si registrano circa 300.000 transazioni in Bitcoin, il calcolo è presto fatto. Ma non si tratta dell'unica misurazione. Per il sito New Scientist, il consumo elettrico annuale è pari a 2,307 terawattora, ovvero la quantità di elettricità usata dall'Ecuador ogni anno. Numeri da capogiro che hanno aperto un fronte di riflessione su cosa fare.

E c'è anche chi dichiara guerra al Bitcoin

Sarò forse perché sta macinando record su record, ma c'è anche chi sta frenando rispetto alla penetrazione del Bitcoin. La Cina, ad esempio, è già scesa in campo e dichiarato guerra alla criptomoneta e alle pratiche giudicate ormai fuori controllo dell'offerta iniziale con moneta virtuale strutturata per la raccolta di fondi, ordinando il blocco immediato di tutte le relative attività. Le Ico funzionano come le classiche Ipo, con la differenza che l'investitore, invece di avere una quota della società che si colloca, va a detenere un determinato quantitativo di moneta virtuale coniata dallo stesso emittente. Un fenomeno che, soltanto nell'anno in corso, ha garantito la raccolta di risorsepari a 1,6 miliardi di dollari.

E uno schema diventato sempre più popolare tra le startup. Sul suo sito la People's Bank of China ha infatti spiegato di aver completato le sue indagini e che le Ico sono illegali. Pertanto saranno severamente punite e i promotori che hanno già raccolto il denaro devono provvedere a restituirlo anche se non è definito come la Banca ha aggiunto infatti che le piattaforme di trading non possono convertire la valuta virtuale in quella ufficiale. Numeri alla mano, Bitcoin ha superato la quota di 6.000 dollari grazie all'utilizzo da parte di circa 30 milioni di utenti in tutto il mondo. Un portafogli di criptomoneta, utilizza codici QR per le transazioni. Nasce come sistema monetario alternativo, non tracciabile e non specificamente per il commercio.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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