Tari: pagata il doppio per errore ultimi cinque anni

Come chiedere il rimborso Tari, cosa è successo e a cosa stare attenti. Sono tanti i comuni coinvolti nei calcoli sbagliati della tassa sui rifiuti.

L'allarme lanciato è di quelli che fa saltare dalla sedia e che apre inevitabilmente la strada a una pioggia di ricorsi. Avvocati e studi legali lo sanno bene e stanno approfondendo la questione Tari, la tassa sui rifiuti, che sarebbe stata per errore pagata il doppio negli ultimi cinque anni. Al di là se sia stata una svista o meno e precisando come siano coinvolti tantissimi comuni italiani, ma non tutti, la ragione dell'aggravio di spesa che ha portato all'emissione di cartelle pazze va ricondotta al calcolo della quota variabile delle utenze domestiche, quella legata al numero degli abitanti della casa e non ai metri quadri della casa. In buona sostanza va considerata una sola volta, senza tenere conto del numero delle pertinenze (garage, box, cantine) e non computata per ogni pertinenza. Un passaggio per nulla indolore per le tasche dei contribuenti italiani, chiamati a pagare più del dovuto, anche fino al doppio.

Tari pazza: cosa è successo e a cosa stare attenti

In realtà è da tempo che questa imposta è oggetto di discussioni e per varie ragioni. E non è un caso che iniziano a sommarsi le pronunce dei tribunali sulle modalità di gestione e di applicazione della Tari da parte dei comuni italiani. La questione dei calcoli sballati della tassa dei rifiuti è stata più volte al centro dell'attenzione della stampa nazionale e adesso è sotto osservazione della politica in seguito a una interrogazione parlamentare ai ministri dell'Economia e dell'ambiente. Tra i comuni sotto osservazione ci sono anche i capoluoghi di regione Milano, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro e Cagliari. A differenza di altre tasse, l'importo Tari da corrispondere varia da comune a comune. Ciascuno di essi può applicare tariffe differenti, comunque composta da

  1. una quota fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite agli investimenti per opere e ai relativi ammortamenti
  2. una quota variabile, rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, alle modalità del servizio fornito e all'entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio, compresi i costi di smaltimento

L'esempio riportato nell'interrogazione è emblematico: nel caso di una superficie complessiva di 150 metri quadri di cui 100 relativi all'appartamento, 30 al garage e 20 alla cantina, e di un nucleo familiare di 4 persone, la quota variabile da calcolare è unica. Eppire alcuni comuni l'hanno moltiplicano sia in relazione all'appartamento e sia alle due pertinenze, facendo schizzare il alto la tariffa finale. Il calcolo Tari corretto prevede infatti che la quota variabile sia computata una sola volta rispetto alla superficie totale.

C'è un altro aspetto di cui tenere conto: il contribuente non deve eseguire alcun calcolo in quanto l'importo da pagare gli viene comunicato direttamente dal Comune o dall'azienda che effettua il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La responsabilità sull'errato importo indicato non è dunque mai da ricondurre al proprietario della superficie su cui si paga la tassa sui rifiuti. Il Comune può applicare delle riduzioni della tariffa con riferimento al valore dell'Isee del nucleo familiare. La Tari si pagherà in un minimo di due e fino un massimo di quattro rate le cui scadenze sono fissate con delibera regolamentare del comune. Con bollettino di conto corrente postale o con il classico modello F24 inviato al contribuente a cura del comune o dell’azienda che eroga il servizio di raccolta. Ogni Comune potrebbe prevedere modalità e moduli diversi di dichiarazione per la Tari.

Come chiedere il rimborso Tari

La strada da seguire per farsi restituire quando indebitamente versato è duplice. Da una parte rivolgersi a uno studio legale affinché porti avanti la pratica contro il Comune. Oppure rivolgersi alle associazioni dei consumatori che stanno organizzando servizi di assistenza, come il Movimento difesa del cittadino. Attenzione alle tempistiche: le richieste di rimborso per somme versate e non dovute devono essere presentate nel termine di cinque anni dal giorno del pagamento o dal giorno in cui è stato accertato il diritto alla restituzione. Entro lo stesso termine va richiesto lo sgravio a decorrere dalla data della consegna della richiesta di pagamento o della notifica del provvedimento di riscossione coattiva. Il provvedimento è generalmente disposto nel termine di 180 giorni decorrenti dal momento della presentazione dell'istanza da parte del contribuente.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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