Dipendenti e autonomi: cosa cambia nel 2018 per partita Iva e busta paga

Arriva la dichiarazione Iva precompilata per i lavoratori autonomi, ma la condizione fondamentale è la fatturazione elettronica di acquisti e compensi.

Il pacchetto di novità in arrivo coinvolge tutte le categorie di lavori, dai dipendenti pubblici e privati agli autonomi ovvero il cosiddetto popolo delle partite Iva, piccole o grandi che siano. Se c'è una decisione che sta tenendo impegnato l'esecutivo è quello della conciliazione del bonus di 80 euro al mese con l'aumento medio dello stipendio in busta paga dei dipendenti pubblici di 85 euro al mese. Il maggiore introito a livello annuale farebbe infatti uscire dalle soglie di reddito per avere diritto al bonus di 80 euro una parte dei lavoratori. Ecco allora che la decisione dell'esecutivo è stata quella di alzare il tetto massimo da 24.000 a 24.600 euro all'anno per ricevere gli 80 euro nella loro interezza e da 26.000 a 26.600 per percepire quello parziale considerando il decalage fino all'azzeramento per chi rientra in questa forbice di reddito.

Il capitolo dei lavoratori pubblici si completa con il piano di 7.394 assunzioni tra corpi di Polizia e vigili del fuoco. Più precisamente sono state programmate 1.953 entrate nella Polizia di Stato, 2.155 nei Carabinieri, 1.125 nella Guardia di finanza, 861 nella Polizia penitenziaria e 1.300 nei vigili del fuoco.

Partite Iva: c'è la dichiarazione precompilata

I lavoratori autonomi sono tra quelli che sono spesso e volentieri oggetto di cambiamenti nel regime fiscali. E in effetti anche questa volta qualcosa sta per cambiare. La novità o la rivoluzione è l'introduzione della dichiarazione Iva precompilata. Non per tutti perché ci sono ancora passaggi di rilievo di cui tenere conto per chi non è alle prese con la contabilità semplificata, ma solo per chi fattura solo elettronicamente acquisti e compensi. Tutti loro possono optare per questo nuovo strumento con l'Agenzia delle entrate che mette a disposizione una bozza di dichiarazione annuale Iva e dei redditi e quele dei modelli F24 per il pagamento delle tasse.

Ecco poi gli incentivi per le partite Iva che permettono la tracciabilità dei pagamenti ricevuti ed effettuati sopra la soglia dei 500 euro. Viene cioè prevista la riduzione di due anni della fascia di tempo entro cui l'Agenzia delle entrate può procedere con gli accertamenti.

Altre novità per i lavoratori

Novità anche sul fronte del rapporto tra dipendenti e datori. Il ticket per i licenziamenti è stato introdotto con la riforma del mercato del lavoro. Si applica dal 2013 nei casi di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato per una delle causali che danno diritto alla Naspi, con alcune eccezioni. Il datore di lavoro versa una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di Naspi, calcolato sulla base dell'anzianità del lavoratore, con un limite massimo di 36 mesi. Si contano anche i periodi di lavoro con contratto a termine se questo è poi stato trasformato a tempo indeterminato. Quest'anno l'importo massimo che si può dover versare è di 1.470 euro e raddoppierà per effetto della legge di bilancio.


Questo valore può inoltre cambiare di anno in anno perché legato al massimale Naspi che a sua volta è correlato all'andamento dell'inflazione. Secondo la relazione tecnica alla legge di bilancio 2018, si è ipotizzato che il ticket riguardi circa 60.000 licenziamenti all'anno. Una stima ottenuta partendo dal dato storico relativo ai licenziamenti collettivi in area Cassa integrazione guadagni straordinaria e ridimensionato a fronte del calo di licenziamenti registrato nell'ultimo anno. E a proposito di imprese, si profila una stretta contro quelle che spostano profitti e utili all'estero per minimizzare le tasse da pagare.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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