Unicredit: risultati, obiettivi centrati, più utili. Lista banche sicure e meno

Il piano di rilancio Transform 2019 sta generando i risultati previsti: ecco i dati Unicredit aggiornati su crediti deteriorati e indice di rischio Cet1.

Unicredit fornisce i risultati che sonio quelli previsti. Nel frattempo la lista delle banche più sicure e meno aggiornata.

Arriva una delle trimestrali più attese, quella di Unicredit. Rispetto alle anticipazioni, ci sono poche sorprese con un utile di 4,7 miliardi di euro e i ricavi in calo del 2,7%. Nonostante la flessione del fatturato, da ricondurre al calo degli interessi e dei ricavi da negoziazioni, gli obiettivi sono stati confermati. Secondo il management dell'istituto di credito di Piazza Gae Aulenti, l'implementazione del piano strategico Transform 2019 sta rispettando i tempi previsti. L'aumento di capitale ha costituito uno dei pilastri del Piano di Unicredit, pensato per rafforzare e ottimizzare la struttura patrimoniale del gruppo e incrementarne i coefficienti patrimoniali.

Unicredit: i dati su crediti deteriorati e Cet1 aggiornato

A detta di Jean Pierre Mustier, amministratore delegato Unicredit, il piano Transform 2019 sta generando risultati e conferma un andamento positivo. Anzi, parla proprio di vigorosa dinamica commerciale in tutte le divisioni, con una crescita di 423.000 clienti e con nuovi prestiti erogati per 52 miliardi di euro dall'inizio dell'anno. Se c'è un indicatore da tenere in considerazione quando si parla di sicurezza delle banche è il Cet1. Quello di Unicredit è pari al 13,81 per cento per via della vendita di Pioneer e a una organica generazione di utili. I crediti deteriorati netti sono adesso pari a 22,3 miliardi di euro, prossimo all'obiettivo fissato 20,2 miliardi di euro al 2019. Il rapporto di copertura dei crediti deteriorati rimane al 56,5 per cento. Il trend è confermato dal rating UniCredit da parte di Standard & Poor's a BBB con outlook stabile.

Banche sicure e a rischio

Tra le tante liste che girano da tempo sul grado di affidabilità delle banche italiane, segnaliamo quella di Altroconsumo su quelle solide. La sicurezza - viene fatto notare - ha però un costo. Nel caso di scelta di uno di questi istituto di credito per aprire un conto corrente, il costo annuo può essere alto. La graduatoria si compone con

  1. Banca Agricola Popolare di Ragusa
  2. Popolare Emilia Romagna
  3. Banca Sella
  4. Bper Banca
  5. Credito di Ravenna
  6. Banca Malatestiana Credito Cooperativo
  7. Banca Reale
  8. Desio e della Brianza
  9. Cassa di Risparmio di Asti
  10. Cariparma
  11. UBI Banca

Il tutto, rileva ancora, ricordando la normativa sul bail-in. La parola si può tradurre come salvataggio interno e con questa si definisce la procedura di svalutazione di azioni e crediti e la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà o una nuova banca che ne continui le funzioni essenziali. Si contrappone al bail-out, cioè il sistema di salvataggio delle banche che gravava sugli Stati. In sintesi, con il bail-in in caso di dissesto di un istituto di credito pagheranno solo i suoi clienti e non tutti i contribuenti. Il bail-in si applica seguendo una gerarchia. Chi ha investito in strumenti finanziari più rischiosi sostiene prima degli altri le eventuali perdite. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva.


Le azioni sono il primo strumento finanziario a cadere sotto la falce del bail-in e gli azionisti i primi a pagare le conseguenze del dissesto della banca. Poi sono coinvolti i titoli subordinati, quindi le obbligazioni senior e infine i depositi superiori a 100.000 euro di piccole e medie imprese e privati. Gli investimenti al sicuro dai bail-in sono le obbligazioni di altre banche, i bond di emittenti diversi da una banca, le azioni di emittenti diversi da quelli della banca oggetto di bail-in, i conti correnti e i conti deposito con giacenze inferiori a 100.000 euro, i fondi comuni, i fondi pensione, le polizze assicurative, gli etf (exchange-traded fund).





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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