Ue, Commissione previsioni rallentamento Italia. Crescita confermata

Continua a essere altalenante la situazione italiana. I miglioramenti del Pil non bastano al Paese per schiodarsi dall'ultima posizione in classifica.

Come al solito quando c'è di mezzo l'Italia, i dati possono essere letti in due modi. Se ne può apprezzare la crescita prevista dalla Commissione europea, a dimostrazione di un trend (moderatamente) positivo. Ma si può anche rimanere delusi quando si scopre che il nostro Paese è comunque inchiodato dall'ultimo posto della graduatoria stilata dall'esecutivo comunitario. Il Pil sale e stando ai numeri indicati nelle previsioni d'autunno della Commissione, crescerà dell'1,5%. Questa è già una notizia, ma quel buco di 3,4 miliardi di euro continua a essere difficilmente gestibile. Conti alla mano, si tratta di un aumento ben maggiore rispetto allo 0,9% delle previsioni di primavera di Bruxelles.

Crescita confermata, ma c'è scontro con il governo sui numeri

Ci sono allora due punti fermi, nel bene e nel male, piazzati dall'esecutivo europeo, su cui si registra la convergenza di veduta con il governo:

  1. 130 per cento è il rapporto tra debito e Pil previsto dalla Commissione europea per il nostro Paese nel 2019
  2. 10,9 per cento è il tasso di disoccupazione previsto nel 2018 contro una media Ue che si ferma al 7,7%

Tuttavia, trascorso un anno, iniziano le divergenze. Perché se Palazzo Chigi prevede un biennio 2018-2019 all'1,5%, Bruxelles invita a volare più basso, mettendo in conto l'1,3% prima a l'1% dopo. Un rallentamento dunque, non previsto dal governo italiano. Si tratta di piccole variazione percentuali, intendiamoci, che non autorizzano a pensare a grandi cose. Ma dopo anni e anni di crisi nera e di percentuali negative, c'è comunque da fare almeno un sorriso. Ma poi c'è un altro aspetto che viene mal digerito da tutti: l'Italia occupa l'ultimo posto della classifica europea sul ritmo di crescita. Ed è proprio su questo aspetto che occorre evidentemente aprire un'ampia riflessione.

Non solo Pil: deficit e debito pubblico punti deboli

Il Prodotto interno lordo potrà anche migliorare, anche se in misura limitata da non consentire veleggiamenti verso la zona di competitività, ma poi due indicatori continuano a rappresentare zavorre da cui non ci si riesce a liberare. Si tratta innanzitutto del fardello del debito pubblico, destinato a fissarsi al 132,1% del Prodotto interno lordo per via delle risorse aggiuntive destinate al sostegno pubblico al settore bancario e ai piccoli investitori, per poi calare al 130,8% il prossimo anno e al 130% nel 2019 per via della più forte crescita nominale. Anche in questo caso si registra una discrepanza tra le previsioni d'autunno della Commissione europea e quello del governo italiano. Il Ministero dell'Economia ha infatti programmato un rapporto tra debito e Pil pari al 128% a fine 2019 e al 125% nel 2020. Troppo ottimismo? Solo il tempo potrà dirlo.

E poi c'è la questione deficit, altro punto critico. La Commissione immagina nel 2017 un calo al 2,1%, nel 2018 all'1,8% per via di una crescita più alta, nel 2019 al 2%. Un andamento altalenante, dunque, ma il deficit strutturale è destinato a peggiorare e a fissarsi al 2,1% per poi registrare un leggero miglioramento al 2% nel 2018.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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