Tesla: ritardi consegne, negativi bilanci. Crescono ombre e tecnici vanno via

Quali prospettive per il sogno di Tesla di diffondere le auto elettriche su larga scala? Aspetti positivi e negativi si bilanciano mentre sono pronti nuovi progetti.

Tesla sta destando non poche preoccupazioni in parecchi ambienti. E i numeri non mentono anche se si lavora per riportare la tranquilittà su tutti i fronti.

C'è chi sogna di lavorare in Tesla, considerato molto semplicemente un posto "figo" in cui mettersi alla prova e un ambiente ideale e al passo con i tempi. I progetti sono tanti, sempre innovativi e in grado di abbattere continuamente i confini dell'innovazione. Tuttavia ci sono tanti "ma" ovvero tante incertezze che rendono le prospettive nebulose. Ci sono bilanci non proprio scintillanti e i ritardi nelle consegne, ad esempio, che rappresentano una costante quando si parla di auto elettriche. Le difficoltà principali sono quelle di creare un mercato su larga scala e possono non bastare né i quattrini di Elon Musk né la voglia di fare e di affermarsi prima degli altri. Per aggirare questo ostacolo, avrebbe deciso di farsi affiancare dai concessionari nel montaggio di alcune parti, come sedili e display. Nulla di particolarmente complicato, ma indispensabile per dare un'accelerata e smaltire gli ordini.

Che idee così pionieristiche possano subire fasi di transizione e momenti di stop è praticamente fisiologico, ma quando alcuni dei lavoratori specializzati e cervelli più brillanti preferiscono cambiare aria, nascono le domande.

Ritardi nella produzione di auto elettriche

La chiave individuata da Tesla per sfondare nel mercato delle auto elettriche è la Model 3, ma le cose non stanno andando come preventivato. Elon Musk aveva messo in conto la produzione di 5.000 unità a settimana. Salvo poi rinviare questo ritmo all'inizio del 2018 rispetto alla fine di questo 2017, anche perché dalla sua fabbrica sono usciti finora 260 esemplari rispetto alla previsione iniziale di 1.500. Nulla è causale perché stando alle indiscrezioni pubblicate in queste ore, l'ultima trimestrale sarebbe la peggiore di sempre nella storia di Tesa con una perdita record di 619,4 milioni di dollari. Un bilancio negativo che si riflette nell'andamento altalenante del titolo in Borsa. Musk non arretra però di un centimetro sul terreno dell'ottimismo sia perché allargando lo sguardo il valore delle azioni è aumentato del 30% in un anno. E sia perché ammonta già a mezzo milione il numero di Model 3 ordinate.

Tesla tra nuovi progetti e fughe

E per scacciare le ombre sul futuro di Tesla, il fondatore mette sul piatto due ulteriori elementi: la produzione del primo camion elettrico e la costruzione della prima fabbrica in Cina dove assemblare proprio la Model 3. Quest'ultima operazione è in stato avanzato ed è quasi indispensabile considerando che Tesla può esibire un solo stabilimento, a Fremont in California, con la sua inevitabile ridotta capacità produttiva. Ma c'è da fare i conti con la tassa sulle importazioni del 25 per cento del valore del veicolo.


A placare questi venti di ottimismo, oltre alla trimestrale poco sorridente, c'è l'addio della figura chiave di Jon Wagner, responsabile dello sviluppo degli accumulatori elettrici. E poi, a proposito di camion elettrici, c'è chi non comprende il significato di questo passaggio: perché lanciarsi in una nuova sfida quando quella principale non è stata ancora vinta? Si tratterà di un fatale errore strategico o di una mossa esclusivamente promozionale? E poi, non si può non ricordare come la United Auto Workers ha portato Tesla davanti al tribunale del lavoro per via di circa 400 licenziamenti considerati illegittimi dai sindacati. Alla fine dei giochi, Tesla non si gioca solo la sostenibilità economica del progetto (non dimentichiamo i lauti anticipi versati dai clienti che hanno ordinato l'auto), ma anche la faccia ovvero la credibilità dinanzi al mondo che la osserva.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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