Dati sanitari alle multinazionali: norme meno rigide. I rischi e i pericoli

Perché allargare le maglie solo per i colossi internazionali e non per tutta la comunità scientifica? I dati sono al riparo da attacchi e vulnerabilità?

Il concetto è molto semplice: stando alle novità introdotte nel codice in materia, i nostri dati personali possono adesso essere utilizzati dalle multinazionali, a scopi di ricerca scientifica o statistici senza il nostro consenso. Non solo sono comprese tutte le informazioni, anche quelle più delicate ovvero i dati sanitari, ma le nuove regole sono già in vigore. La legge italiana fa proprio le norme europee ed è già stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Inevitabile allora che si aprisse un dibattito, anche con toni anche aspri, perché non tutti sono così convinti che siano rispettate tutte le garanzie da questo allentamento delle norme. Almeno dalle nostre parti e a differenza di quanto accade in altri Paesi europei, l'attenzione al diritto alla riservatezza è piuttosto pronunciata e ben regolamentata, a tal punto che esiste la figura del garante della privacy.

Privacy: cosa c'è dietro queste norme meno rigide

Lo stesso Antonello Soro, garante della privacy, invita a non allarmarsi per almeno due ragioni. In prima battuta qualunque progetto di utilizzo dei dati deve essere affiancato da adeguate misure di protezione delle informazioni. In secondo luogo, le stesse aziende, multinazionali o meno che siano, devono dimostrare di aver implementato le accortezze necessarie per ridurre i rischi di identificazione degli interessati. Senza queste rassicurazioni non scatterebbe il via libera del garante. Ma c'è chi vede in questa mossa l'anticamera dell'implementazione dell'accordo stretto tra il governo Renzi e l'Ibm nell'ambito del nuovo centro di ricerca Watson Health a Milano.

Come dire, la multinazionale statunitense mette sul piatto tanti quattrini, chiedendo in cambio i dati sanitari degli italiani, vero e proprio patrimonio di ricchezza. Ma fino a che punto uno scambio di questo tipo è lecito, almeno dal punto di vista etico e del rapporto di fiducia tra governanti e governati? E siamo sicuri che i dati siano al sicuro ovvero siano al riparo da attacchi e vulnerabilità? Impossibile dirlo con certezza. E perché allargare le maglie solo per i colossi internazionali e non per tutta la comunità scientifica?

Cosa cambia con le nuove norme

Sono quattro le novità introdotte con le nuove (e contestate) norme di modifica al codice in materia di protezione dei dati personali. In prima battuta viene previsto che il titolare può avvalersi, per il trattamento di dati anche sensibili, di soggetti pubblici o privati che, in qualità di responsabili del trattamento, forniscano le garanzie richieste. I titolari stipulano atti giuridici in forma scritta, che specificano la finalità perseguita, la tipologia dei dati, la durata del trattamento, gli obblighi e i diritti del responsabile del trattamento e le modalità di trattamento. In seconda battuta, il responsabile effettua il trattamento attenendosi alle istruzioni impartite dal titolare, chiamato a vigilare sulla puntuale osservanza delle disposizioni anche tramite verifiche periodiche.

Quindi viene regolamentato il riutilizzo dei dati per finalità di ricerca scientifica o per scopi statistici. In questo ambito, viene messo nero su bianco, può essere autorizzato dal Garante il riutilizzo dei dati, anche sensibili, ad esclusione di quelli genetici, a condizione che siano adottate forme preventive di minimizzazione e di anonimizzazione dei dati ritenute idonee a tutela degli interessati. Il Garante comunica infine la decisione adottata sulla richiesta di autorizzazione entro 45 giorni, al termine dei quali la mancata pronuncia equivale a rigetto. Con il provvedimento di autorizzazione o anche successivamente, sulla base di eventuali verifiche, il Garante stabilisce le condizioni e le misure necessarie ad assicurare adeguate garanzie a tutela degli interessati nell'ambito del riutilizzo dei dati, anche sotto il profilo della loro sicurezza.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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