Bauli rilancia con croissant in India, chiusura sempre più a rischio per Melegatti

Importanti aziende italiane stanno attraversando un difficile periodo di crisi e anche la storica Melagatti che accompagna il Natale degli italiani si trova in fase di stallo. Mentre Bauli rilancia.

Da una parte vi è Bauli che rilania seppure con una fabbrica nuova in India, mentre dall'altra c'è Melegatti in forte crisi che potrebbe davvero chiudere.

Tempi duri anche per quelle certezze che da sempre caratterizzano il Natale degli italiani. Chi non ha mai portato a tavola nel periodo di fine anno un pandoro Melegatti? Ebbene, a meno di qualche rimanenza nel ripostiglio (chi l'ha detto che il pandoro si mangia solo a Natale?), questa immagina rischia seriamente di rimanere un ricordo. L'azienda è in forte crisi e i dipendenti della società che ha ben più di un secolo di vita, essendo stata fondata nel 1894, sono in agitazione da alcuni giorni.
Non si può che rimanere stupiti tenendo conto che stiamo parlando di un'azienda in grado di fatturare lo scorso anno 70 milioni di euro e che è stata protagonista di un investimento di oltre 10 milioni di euro per la costruzione di una fabbrica per la produzione di croissant a San Martino Buon Albergo, nel Veronese.
E in buona acque sembra navigare sempre a Verona la sua eterna rivale la Bauli che lancia una nuova fabrica con le dotazioni più moderne per produrrecroissant a Baramati in India.

Melegatti tra crisi e speranze

La fotografia è impietosa: stando a quanto dichiarato dalle organizzazioni sindacali, i dipendenti dei due stabilimenti di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo non percepiscono lo stipendio da due mesi, i fornitori sono in attesa che le fatture vengano saldate e la liquidità nelle casse dell'azienda è scarsa. La conseguenza è preso detta: ritardi nella produzione con parte dei macchinari tristemente ricoperti da teloni di nylon, proprio quando invece andrebbe intensificata in vista dell'arrivo di fine anno, quello più favorevole per le vendite di pandori e dolciumi. Siamo insomma dinanzi alla classica situazione del cane che cerca di mordersi la coda generando una situazione di totale immobilismo.

Ci può essere una via d'uscita da questa situazione di crisi? Naturalmente sì e organizzazioni sindacali, vertici aziendali e istituzioni sono al lavoro per individuarla. Se ne saprà di più con la prossima assemblea dei soci, in calendario a fine mese, da cui potrebbero possano arrivare soluzioni concrete ai problemi sul tappeto. Il problema è che nei giorni scorsi era stata fissata una riunione con un nuovo finanziatore ma, sulla base di quanto riferito dalle organizzazioni sindacali che si sono presentate all'appuntamento, hanno piuttosto fatto la loro comparsa i legali di Melegatti, pronti a illustrare lo stato di difficoltà e le difficili prospettive. Dal punto di vista occupazionale stiamo parlando una realtà di circa 300 lavoratori tra dipendenti fissi (90) e stagionali (circa 200).

Ericsson: licenziamenti anche in altre aziende

Non c'è solo l'industria del pandoro a essere in crisi perché anche famosi giganti nel campo delle nuove tecnologie non se la passano molte bene. Il caso più recente è adesso quello di Ericsson che per anni ha fatto la voce grossa anche nel campo della telefonia. Questa volta i lavoratori in Italia che rischiano di perdere il posto sono circa 600. Il piano di ristrutturazione aziendale prevede tagli del personale, rispetto a cui si cerca una soluzione con l'intermediazione del Ministero dello Sviluppo Economico. Proteste e presidi sono in corso ed è facile credere la via d'uscita possa essere la predisposizione di una piattaforma di incentivi o comunque di ammortizzatori per il sostegno del reddito dei lavoratori Ericsson che di fatto saranno licenziati.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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