Barclays, terza banca inglese, starebbe per fare una offerta su Abn Amro che controlla Antonveneta

Ancora una volta i destini di Capitalia si incrociano con quelli delle maggiori banche del Vecchio Continente

Ancora una volta i destini di Capitalia si incrociano con quelli delle maggiori banche del Vecchio Continente. Oggi la banca di via Minghetti è protagonista di un rally a piazza Affari che porta i titoli a guadagnare più del 5,6% e a superare quota 6,58 euro. Ma cosa ha scatenato questa pioggia di acquisti? Le novità vengono dalla Gran Bretagna: Barclays, la terza banca inglese, si starebbe accingendo a lanciare un’opa da oltre 60 miliardi di euro su Abn Amro, il colosso del credito olandese ben noto in Italia per la sua recente conquista dell’Antonveneta e per il fatto di essere il primo azionista di Capitalia con una quota di oltre il 7,6% del capitale (questo è il dato Consob, ma qualcuno parla di 8,6 per cento).

Nel week end si sono moltiplicate le ipotesi in merito alla nascita di un gigante anglo-olandese del credito e uno dei primi effetti di questi rumors è stato il passaggio di mano di oltre il 2% Capitalia. Molti osservatori fanno, infatti, questo ragionamento: con la conquista di Abn, Barklays si troverebbe a ereditare un pacchetto così importante della banca capitolina che dovrebbe per forza decidere qualcosa in proposito.

Da un lato c'è la possibilità di vendere l’intera partecipazione realizzando una lauta plusvalenza e tenendo così a debita distanza partite delicatissime della finanza del Belpaese. Dall’altro ci sono le possibili sinergie tutte da sfruttare fra la rete di Antonveneta e i prodotti di Capitalia. Insomma il panorama è fluido e se ne avvantaggia prima di tutto il titolo di via Minghetti. Comunque vada a finire questa vicenda, probabilmente il dossier Capitalia dovrà essere riaperto. E una nuova fase del risiko bancario non può che dare appeal al titolo.

Sullo sfondo rimane la partita maggiore fra Barclays e Abn Amro. Secondo diversi osservatori i due istituti potrebbero avviare notevoli sinergie in caso di fusione. Abn Amro porterebbe in dote agli inglesi una certa forza sul mercato retail che gravita intorno alle aree del Benelux e nuove significative attività nei mercati emergenti dell’Asia. Ma sarebbe Abn a guadagnarci di più dall'operazione. Da diverso tempo, infatti, il gruppo olandese annaspa in borsa, mentre il management non riesce a cavare dalla gestione delle performance paragonabili a quelle dei competitor.

Il risultato è stato quello di causare una certa irritazione fra numerosi fondi di private equity che hanno investito sulla banca di Amsterdam. Il potente Children’s Investment Fund, per esempio, da tempo ha bacchettato le strategie e soprattutto i risultati del gruppo: uno degli effetti più concreti di questa ipotetica conquista inglese è sicuramente una certa probabilità che vengano fuori ulteriori dettagli sul piano di ristrutturazione di Abn Amro prima della prevista presentazione del 26 aprile. Nel frattempo diversi altri grandi istituti di mezza Europa rimangono alla finestra e studiano gli effetti di una eventuale opa di Barclays su Abn Amro. Nelle scorse settimane diversi contatti informali erano stati avviati dal gruppo di Amsterdam con alcuni player di primo piano del credito europeo. C’erano stati contatti con BBVA e con il Santander in Spagna, ma anche Citigroup e Hasbc erano stati accreditati come possibili acquirenti. Mentre i titoli del comparto accelerano in mezza Europa, l’orizzonte rimane ancora fumoso. Barclays ha dichiarato che domattina, prima dell’apertura delle contrattazioni, pubblicherà una nota in merito alle indiscrezioni montate nel week end. A questo punto non rimane che aspettare.





di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il


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