Gladio, Stay Behind e nuove rivelazioni politiche da Francesco Cossiga in una lunga lettera

Lettera rivelazione di Cossiga sui fatti da Gladio a oggi

In una lunga lettera, indirizzata al ministro della Difesa Arturo Parisi, il senatore a vita prende spunto dall'invito a partecipare alla cerimonia di scoprimento del busto marmoreo dell'ammiraglio Fulvio Martini, ex direttore del Sismi dal 1984 al 1991, respinge l'invito perché, letto l'elenco degli invitati alla cerimonia, spiega, non vi ha trovato "nessuno degli appartenenti all'Organizzazione Stay Behind Net italiana, cui sono legati la nascita, lo sviluppo e il funzionamento della base di Poglina, sede di addestramento dei volontari dell'organizzazione italiana e comando centrale della stessa Rete in caso che i Paesi del Patto di Varsavia avessero invaso e occupato il nostro Paese". Né, prosegue la lettera di Cossiga, tra gli invitati vi sono "il Presidente né alcun membro dell'Associazione dei volontari di Stay Behind italiana, neanche quelli che sono poi stati membri del governo Prodi o parlamentari dell'Unione". Conclusione: Cossiga "non parteciperà ad una celebrazione che nasconde e manipola la verità dei fatti e costituisce una offesa alla memoria di coloro che militarono in Stay Behind e alla stessa memoria dell'ammiraglio Martini".

La lettera è lunga e, assieme alla partecipazione alla Gladio di uomini del governo Prodi e dell'Unione, è densa di particolari inediti.  E conviene fare fin d'ora un salto indietro per cercare di capire dove sia diretta la nuova esternazione. Quando Giulio Andreotti, il 24 ottobre 1990 fa scoppiare la bomba di Gladio, Francesco Cossiga è presidente della Repubblica. Quell'ottobre è importante, perché proprio in quel momento un magistrato di Treviso, Felice Casson, che stava indagando sulla strage di Peteano, che nel 1972 aveva inaugurato, con la morte di cinque carabinieri, la strategia della tensione, si imbatte nella deposizione di un terrorista nero, Vincenzo Vinciguerra, il quale racconta di una struttura parallela, all'interno dei nostri servizi segreti, che opera con una sua catena di comando collegata alla Nato. E' appunto, si scoprirà dalle dichiarazioni di Andreotti, uscite con un tempismo eccezionale, "Stay behind",  una organizzazione sorta in vari Paesi dell'Alleanza Atlantica in funzione anticomunista, che in Italia viene denominata "Gladio".
Mentre dalle dichiarazioni di Vinciguerra si intuisce che questa organizzazione opera non solo all'estero, ma anche sul territorio nazionale, e proprio al servizio della strategia della tensione, Andreotti prima, e con maggior forza Cossiga dopo, insistono sul fatto che la struttura, pur segreta, è collegata strettamente all'organizzazione militare, ed è in funzione di difesa ultima nel caso di una invasione da parte del Patto di Varsavia. Chiunque cerchi nella direzione delle vicende interne, resta con la bocca asciutta. Lo stesso giudice Casson, che tenta più volte di ascoltare il presidente Cossiga su questo punto, è costretto a rinunciare. E, alla fine, dopo un processo che vide l'ammiraglio Fulvio Martini e il generale Paolo Inzerilli, dal '74 all'86 capo di Gladio, dall'89 al '91 capo di Stato maggiore del Sismi e attuale presidente onorario della Associazione Stay Behind, accusato di banda armata e attentato ai poteri costituzionali dello Stato, la faccenda si chiuse. Gladio uscì dalle aule dei tribunali e rimase solo nelle sempre più sporadiche cronache, per di più quelle tacciate di dietrologia, una delle accuse con cui, negli ultimi vent'anni, si è cercato di delegittimare chiunque intendesse scavare nel passato. Come, ce lo rivela ora Cossiga nella sua lettera a Parisi, parlando del processo a Martini e Inzerilli.

Accordo tra le toghe
"Benché il ministro della difesa Paolo Emilio Taviani ne avesse informato l'allora segretario del Partito Comunista Luigi Longo, assicurandogli che non si trattava di una organizzazione di polizia segreta contro i comunisti....il Partito Comunista Italiano lanciò una durissima campagna contro di noi...Non fu facile far promuovere, alla fine della carriera, l'amico generale Inzerilli ..." .  "Tutto finì - scrive nella lettera - con la contemporanea archiviazione, per un accordo intercorso tra i magistrati "normali" e le "toghe rosse" del caso Gladio Rossa, organizzazione difensiva del Partito Comunista Italiano...e del caso Stay Behind". Così, pari pari, un inciucio tra due parti ognuna delle quali avrebbe avuto qualcosa da nascondere. Servendosi della magistratura, come fosse la domestica a salario, e non una delle istituzioni autonome voluta dalla Costituzione.
Se è vero, sarebbe anche bello sapere tra quali magistrati è intercorso l'accordo. Se non è vero, c'è sempre l'istituto della calunnia che può dirimere i dubbi. D'altra parte, il nuovo romanzo breve formato Cossiga è pieno di piccole rivelazioni. Come quella secondo cui, lui che avrebbe voluto essere nominato sottosegretario alla giustizia o agli esteri, fu invece nominato da Aldo Moro sottosegretario di Stato per la sovrintendenza politica e amministrativa di Stay Behind. Ma prima fu mandato nella base di Pollina, vicino Alghero, dice, ad addestrarsi, assieme agli altri volontari di Gladio, all'uso delle armi e del plastico. Fu anche nominato, ma solo per dargli una copertura, Capitano di Corvetta della marina militare e operatore del Goi di Comsubim, vale a dire degli Arditi incursori della Marina.

La base di Pollina
La struttura che va a sovrintendere, la Gladio, nasce, ricorda Cossiga, con la firma, da parte di Aldo Moro e di Paolo Emilio Taviani, di un protocollo segreto di adesione all'organizzazione alleata Stay Behind Net, e la base di Pollina, dove lui stesso fu addestrato, nasce allora. Come? Con 300 milioni messi a disposizione dalla Cia. Questi soldi, a metà degli anni '50, vengono messi a disposizione del capo del Sismi, del capo del Sios Esercito e di un amministratore dei servizi che, creata la società Torre Marina, comprano privatamente a piccoli lotti, la zona dove sorgerà la base segreta sarda. Con quali intenzioni? Quelle italiane, dice ora Cossiga, erano di addestrare agenti da utilizzare in caso di invasione dall'est. Quelle americane, che avevano finanziato l'opera, erano un po' diverse.
Secondo un documento degli Stati Maggiori americani del 1956, desecretato recentemente, il piano Demagnetize che il generale De Lorenzo doveva attuare, comprendeva una serie di "operazioni politiche paramilitari e psicologiche finalizzate a ridurre la presenza del partito comunista in Italia".
Quindi si torna ad operazioni interne, e non solo estere o di difesa da improbabili attacchi del Patto di Varsavia. Se non bastasse, una delle ipotesi del golpe di De Lorenzo, attraverso il Piano Solo, sarebbe stata quella di rinchiudere nella base segreta di Pollina tutti coloro che dovevano essere "epurati": comunisti, socialisti, sindacalisti, ma anche democristiani non in linea. E questo, probabilmente, spiega molte cose. Tra cui il motivo della nuova esternazione di Cossiga.

Un segreto tra amici
Già si era detto, quando esplose lo scandalo di Gladio, che non tutti, nella Dc, ne erano al corrente. Lo disse ad esempio il senatore Amintore Fanfani, uno dei maggiori leader democristiani, ma vicino alla sinistra, e quindi non gradito. Era uno dei tanti che non sapevano. E, forse, quello che si vuole nascondere adesso, è proprio la struttura di potere che si era coagulata allora a fianco degli alleati americani e britannici, che non era propriamente una struttura di partito ma, all'interno di questo, un gruppo di sodali fra loro, una sorta di loggia segreta. Che, se ci è concesso un minimo di dietrologia basata su documenti, ha le radici negli ultimi anni della guerra.


Ettore Musco, direttore del Sismi e uno dei tre soci che comprò i terreni di Pollina dove fu costruita la base, a sentire i racconti di Vincenzo Vinciguerra, condannato all'ergastolo per la strage di Peteano, avrebbe fatto parte del Centro X, la struttura informativa militare che operò a Roma, al comando degli alleati, durante l'occupazione tedesca. Secondo documenti americani declassificati, gli Usa avrebbero finanziato il Centro X con dieci milioni di dollari prima delle elezioni del 48, e doveva addestrare e schierare formazioni militari segrete da utilizzare in caso di vittoria comunista. Squadre in cui vennero inseriti agenti dell'Ovra fascista, e che poi formarono l'ossatura della Gladio quando essa venne costituita.

Agli ordini Usa
In questo tipo di clima, che evidentemente per il senatore a vita Francesco Cossiga non è ancora del tutto finito, non era consentito neppure di fidarsi dei propri dirigenti di partito, ma tutto veniva affidato, compreso il giudizio sulle persone, ai fiduciari indicati fin da quegli anni dagli alleati. Qualcosa da non rivelare mai, a costo di chiamate di correo più o meno plausibili, certamente difficili da dimostrare. Gladio deve rimanere quello che lui e Andreotti hanno dichiarato che fosse: un elenco di poco più di 600 persone, pronte a rischiare la vita contro l'invasore da Est. Non altro. Non una struttura che forse ha avuto a che fare con vicende ancora in parte coperte da misteri pelosi. Non, come già è venuto fuori da alcune testimonianze, con propaggini nel sequestro e nell'omicidio di Aldo Moro, organizzati e materialmente eseguiti dalle Brigate Rosse, ma forse con una origine assai diversa. Non bisogna dimenticare che, durante il sequestro Moro, Francesco Cossiga era ministro dell'Interno, i servizi segreti erano nelle mani della P2 di Licio Gelli, e nel comitato di Crisi messo in piedi dal Viminale la presenza piduista era estremamente consistente.

Fa uno strano effetto, questa lettera di Cossiga. Perché, più che una denuncia, ha in certi punti il sapore di una richiesta d'aiuto.





Fonte: pubblicato il


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