Finanza, Fisher e ulteriori analisti su high tech e Wall Street

Europa, Paesi emergenti, Stati Uniti o mercati finanziari orientali? Pro e contro si bilancio e anche nel caso di azioni e obbligazioni c'è sempre un tasso di rischio con cui occorre fare conto.

Gli Stati Uniti sono il mercato ancora su cui puntare, potranno avere dei rialzi e dei ribassi, anche dei capitmboli ma azioni come Google, Amazon, Facebook, Netflix non possono far altro che nel medio termine salire ancora e i fondamentali ci sono tutti, non sono multipli errati. Almeno questo secondo l'anali di Fisher che si aggiounge alle azioni e alle opinioni degli altri analisti che abbiamo inserito sotto sia a livello macro che che di singoli titoli

Société Générale ealtre analisti e società di investimento hanno steso una lista di titoli interessanti da poter acquistare oltre ad una serie di indicazioni macro suì nazioni e are geografiche più interessanti per il prossimo semestre e d inizio anno come Rio Tinto, Bmw, Glancore da acquistare ( o Engie SA da analisti di Kepler Cheuvreux ) o altri da vendere come Hermes Internationl oGlaxoSmithKline senza dimenticare le obbligazioni.

Ma come in questo secondo semestre dell'anno, così caratterizzato da incertezze e tensioni internazionali, i dubbi sulle opzioni di investimento sono tanti, forse troppi. Meglio investire o puntare sulla liquidità? Quali azioni o obbligazioni? Guardare al mercato europeo o agli Stati Uniti? Fino a che punto scommettere sui Paesi emergenti e su quelli orientali? Cosa aspettarsi dai mercati finanziari? Scommettere sull'Europa è un rischio, ma tutto sommato calcolato. Se da una parte la mancanza di stabilità (il caso Brexit è esemplare) abbassa il tasso di attrazione, dall'altra le quotazioni azionarie di alcune società diventano inevitabilmente più interessanti. Seppure partendo da basi differenti, anche tra i Paesi emergenti la situazione è simile: le valutazioni rimangono interessanti rispetto a parte dei mercati sviluppati. E anche se gli Stati Uniti esibiscono un contesto favorevole per gli investimenti azionari. si registra un insolito ed elevato tasso di volatilità.

Investire a lungo termine

In un'ottica di 5-10 anni si possono ottenere risultati interessanti con 100 euro al mese dando spazio all'equity. Solo l'investimento azionario nel lungo termine riesce a dare ritorni interessanti che possono essere sfruttati anche investendo piccole somme a rate. Dieci anni sono un orizzonte interessante: può capitare che in termini di timing il risparmiatore trovi una fase storica non troppo favorevole - statisticamente in passato sono trascorsi anche 15 anni prima che un indice azionario importante rivedesse nuovi massimi -, ma con la strategia di piccole somme investite a cadenza regolare si riduce drasticamente l'impatto della volatilità e si possono mediare fasi di mercato negative. Statisticamente sono maggiori i periodi di rialzo che di ribasso sui listini azionari.

Maggiori difese per chi investe

C'è poi un'altra ragione per investire ed è l'innalzamento del livello di tutela con Mifid2. Stando alla direttiva, i prodotti finanziari devono avere fin dalla loro ideazione un target a cui sono rivolti, ma anche uno negativo. Ovvero deve essere chiaramente indicato se un prodotto non è in nessun caso indicato per un cliente. A differenza del passato questo aspetto interessa già l'industria e non solo la distribuzione. Le società dovranno tracciare un quadro astratto dei target, che i distributori dovranno declinare secondo la conoscenza della clientela.


Questo processo si chiama product governance. Se l'ideazione del prodotto finanziario a partire dal target a cui è destinato, è a monte del processo produttivo, la product intevention è la tutela a valle ovvero la possibilità per le autorità di vigilanza di bloccare un prodotto finanziario già distribuito sul mercato o in fase di collocamento. Si tratta di una grande novità per il mondo finanziario: finora le autorità infatti potevano intervenire di regola sul comportamento degli intermediari.

Con Mifid2 aumentano le richieste di trasparenza sul costo dei servizi prestati. I costi devono essere indicati al cliente in modo aggregato: una misura complessiva che rende più immediato e chiaro l'ammontare degli oneri in capo all'investitore. Quando possibile, questa informazione deve essere aggiornata e comunicata una volta l'anno o comunque tutte le volte in cui si verificano dei cambiamenti. Una delle novità più sottolineate della Mifid2 è lo spazio riconosciuto alla consulenza su base indipendente. Una distinzione, come più volte ripetuto negli ambienti professionali, che si riferisce al tipo di servizio prestato più che a categorie di professionisti. In ogni caso si tratta di un modello basato sulla remunerazione del servizio di consulenza solo attraverso il pagamento delle commissioni da parte del cliente.

Un modello destinato ad avere però scarsa diffusione in Italia. Le imprese finanziarie devono garantire e dimostrare alle autorità incaricate della vigilanza di offrire il proprio servizio attraverso personale che abbia competenze adeguate e conoscenza dei prodotti offerti.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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