Diamanti, la truffa ai risparmiatori. Multe pesanti per banche e società

Le banche proponevano l'investimento in diamanti a chi era in cerca di beni rifugio o diversificazione, ma secondo l'Antitrust veniva illustrato un mondo illusorio.

Non ci sono giri di parole da parte dell'Antitrust nel sintetizzare quella che nel gergo popolare è già conosciuta come la truffa dei diamanti con tanto di multe a carico di banche e società: i consumatori sono stati ingannati. E per comprendere come la posta in gioco sia molto grossa, le sanzioni a carico degli istituto di credito e delle società venditrici sono state a sei zeri, milionari. Per due casi di offerte ai risparmiatori di diamanti da investimento, l'autorità garante della concorrenza e del mercato ha infatti messo sotto accusa sia le società e sia le banche che hanno fatto da tramite. Le multe decise al termine delle due istruttorie ammontano complessivamente a oltre 15 milioni di euro. Una cifra da capogiro che rende bene l'idea del giro d'affari intorno a questo che viene considerando un vero e proprio business.

Diamanti da investimento, il business

Succedeva allora che le banche, nel loro ruolo di principale canale di vendita dei diamanti per le aziende, proponevano l'investimento in diamanti a chi era in cerca di beni rifugio o diversificazione. Peccato solo che, a detta dell'Antitrust, lo facevano, utilizzando il materiale informativo predisposto da Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment. Di più: con la presenza del personale bancario agli incontri tra i due venditori e gli acquirenti di diamanti, hanno dato ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società, determinando molti consumatori all'acquisto. Per l'Autorità non c'è stata allora alcuna alternativa che tirare una riga e ritenere ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte delle due società.

Le contestazioni mosse alle banche coinvolte e alle società venditrici di diamanti come forma di investimento, hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale:

  1. il prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva;
  2. l'andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita;
  3. l'agevole rivendibilità delle pietre alle quotazioni e nei tempi indicati;
  4. la qualifica dei professionisti come leader di mercato.

Secondo l'autorità garante della concorrenza e del mercato le cose non stavano proprio così e ai consumatori veniva illustrato un mondo illusorio perché

  1. le quotazioni di mercato erano i prezzi di vendita liberamente determinati in misura ampiamente superiore al costo di acquisto e ai benchmark di riferimento;
  2. l'andamento delle quotazioni era quello del prezzo di vendita progressivamente aumentato dai venditori;
  3. le prospettive di rivendibilità erano legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all'interno del proprio circuito.

Fine della grande illusione

Entrando allora nel dettaglio di questa operazione - avviata dopo la segnalazione dell'associazione Altroconsumo con il coinvolgimento di Movimento Difesa del Cittadino e Codacons, oltre di Guardia di Finanza e Consob - e considerata la fine della grande illusione, almeno con queste contestate modalità, ammonta a due milioni di euro la sanzioni a carico di Intermarket Diamond Business. Multe ancora più salate per Unicredit con 4 milioni di euro e Banco Bpm con 3,35 milioni di euro. E tanto per non farsi mancare nulla, chiusa con una multa da 1 milione di euro l'istruttoria su Diamond Private Investment, con conti salatissimi per Banca Intesa (3 milioni di euro) e Monte dei paschi di Siena (2 milioni di euro).





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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