Tariffe a 28 giorni: accordo trovato tra Pd e Governo abolizione

I gestori telefonici chiedono una moratoria sulle regole di recesso dei clienti perché il ritorno alle bollette a 30 giorni potrebbe portare a nuove offerte e promozioni.

Troivato finalmente l'accordo per l'abolizione delle tariffe a 28 giorni, ma potrebberoe sserci, comunque degli aumenti.

La rotta era stata tracciata da tempo e adesso sulle tariffe a 28 giorni sembra che si sia arrivato all'approdo. Tra governo e Partito democratico, con il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, particolarmente indaffarato sulla questione, è stata raggiunta la sintesi. In buona sostanza, addio alle bollette ogni 28 giorni e passaggio a quelle mensili (o bimensili o trimestrali) con alcune eccezioni, come quella delle offerte che possono avere durate inferiori, ma non sono consecutivamente rinnovabili. Un altro importante passaggio su cui è stata raggiunta l'intesa è quello delle multe a carico degli operatori che violeranno queste disposizioni: potranno raggiungere la cifra di 5 milioni di euro ovvero un importo ben maggiore rispetto a quello adesso comminabile, accogliendo così l'istanza avanzata nei giorni scorsi dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Novità sulle bollette telefoniche in arrivo nel 2018

Due aspetti vanno messi in evidenza: il pacchetto di novità non entrerà in vigore prima del prossimo anno perché le nuove regole sono state fissate nella manovra. Quindi vanno messi in conto possibili aumenti del livello medio di prezzi, operazione naturalmente ammissibile, poiché i vari gestori potrebbero recuperare le mancate entrate dal cambio di tariffazione (una mensilità in meno) distribuendole nei 12 mesi dell'anno. Succede però che di fronte al rischio di fuga dei clienti, provocata dalla possibile proposizione di promozioni al ribasso dalle compagnie che potrebbero sfruttare questa situazione di incertezza, i gestori chiedono una moratoria sulle regole di recesso. Insomma, le linee generali dell'accordo sono state definite, ma rimangono ancora alcuni preziosi e decisivi dettagli da chiarire.

Golden power: sanzioni attenuate

In questo contesto di riappacificazione di registrano nuovi segnali di pace tra il governo e Tim. Succede che dopo che il gruppo controllato da Vivendi ha accettato l'esercizio del Golden power anche sulla rete e che i ricorsi appaiono archiviati, è pronto anche in questo caso un emendamento al decreto fiscale che attenua le sanzioni per le violazioni, che sarebbero dovute partire da un minimo di 300 milioni di euro. A giocare un ruolo deciso è sempre il ministro Calenda, secondo cui è ormai tutto fatto. Il testo è costruito in modo che se c'è un accordo, può essere diminuito l'attuale livello minimo della sanzione che è fissato nell'1 per cento del combinato del fatturato, quindi molto elevato. Si tratta di un cambiamento che potrebbe avere un impatto diretto anche sul dossier Tim-Vivendi, con il gruppo delle telecomunicazioni che archivia conti sul Brasile positivi.

È uno dei migliori trimestri nella storia della società, in cui il margine operativo lordo è salito grazie alla crescita nei ricavi da servizi, una forte performance di dati e una riduzione dei costi in seguito al piano di efficienze. Gli analisti hanno certificato risultati sopra le attese e il titolo è scattato in rialzo con l'avvio della Borsa di San Paolo. Nel mondo Tim nessuna novità per Inwit.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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