Digitale terrestre nuovo, chi deve cambiare realmente cambiare la tv e bonus tv

Il passaggio al nuovo digitale terrestre non sarà uniforme su tutto il territorio nazionale e occorre prepararsi per tempo: un nuovo televisore o un decoder?

Cerchiamo di fare chiarezza su chi con il nuovo digitale terrestre dovrà cambiare davvero la tv e chi potrà rimanere con le stessa. E poi i bonus tv resi disponibili.

Una nuova rivoluzione è in arrivo nelle case degli italiani: il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione comporta il cambiamento del televisore o l'installazione del decoder per continuare a ricevere il segnale. Non basta risintonizzare la TV. Le nuove regole sullo switch off delle attuali trasmissioni per l'adeguamento tecnologico è stato messo nero su bianco nella nuova manovra. Ci sono molte assonanze con quanto è accaduto con il passaggio dall'analogico al digitale e per i consumatori si pone dunque il problema di cosa fare. Chi ha comprato la TV da gennaio di quest'anno in avanti dovrebbe essere teoricamente tranquillo. In caso contrario occorre procedere con una verifica prima di passare da un rivenditore di televisori.

Chi deve cambiare televisore

Provando a facilitare la vita dei consumatori, non devono essere sostituiti i televisori che nell'etichetta applicata nella parte posteriore (o anche nel libretto) esibiscano le sigle del nuovo standard e DVB-T2 e il codec Hevc (High efficiency video coding) al posto degli attuali Mpeg2/Mpeg4, indispensabile per la compressione dei dati senza alterare la qualità dell'immagine. Se almeno uno dei due non è presente, allora occorre procedere alla sostituzione dell'apparecchio o all'acquisto di un più economico decoder. Guardare la TV con il decodere Sky dovrebbe bypassare il problema. Sono previsti anche incentivi statali in contributi a riduzione dei costi per l'eventuale acquisto di un televisore, per un totale di circa 100 milioni di euro.

Si tratta cioè di uno sconto per l'acquisto di apparecchiature per la ricezione televisiva per il passaggio al nuovo standard DVB-T2. Calendario allo mano, lo switch off avverrà nei primi mesi del 2019 con la realizzazione delle strutture tecniche di trasmissione e sperimentazione. Da gennaio dell'anno successivo si comincerà con il passaggio nei vari territori italiani in maniera parcellizzata. Resta da capire se le agevolazione saranno a pioggia per tutti o legate a ben precise condizioni. L'importo dovrebbe aggirarsi intorno a 5 euro ed è previsto un solo aiuto economico per famiglia, indipendentemente dal numero delle TV.

Come accennato, c'è da fare presente come il processo di passaggio al DVB-T2 non sarà uniforme su tutto il territorio nazionale, ma avverrà gradualmente per zona geografica, secondo il Piano nazionale assegnazione frequenze che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dovrà elaborare entro il 31 maggio dell'anno prossimo. A proposito, per quanto riguarda il canone Rai non cambia nulla: sarà sempre pagato con la bolletta della luce.

Cosa prevede la manovra


L'articolo di riferimento per comprendere cosa cambia con il processo di passaggio al DVB-T2 e con la necessità di cambiare televisore è l'89 della manovra, ben sapendo che entrerà in vigore solo dopo il via libera da parte del parlamento non prima della fine dell'anno. Ma avendo preventivato un incasso di circa due miliardi e mezzo di euro, è facile credere come lo Stato si batterà per l'approvazione. Ebbene viene fissato che in coerenza con gli obiettivi di conseguire una gestione efficiente dello spettro e di favorire la transizione verso la tecnologia 5G, enunciati dal Piano di azione per il 5G della Commissione europea, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è chiamata a definire le procedure per l'assegnazione dei diritti d'uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica in banda larga. Da qui il terremoto che mette in gioco canali, cambi di tecnologia e rivisitazione delle modalità di ricezione.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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