Bollette ritornano mensili, ma c'è preoccupazione

Dura posizione del ministro Carlo Calenda: i contratti in essere non si cambiano. Sanzioni per i gestori che non si adeguano al cambio dei tempi della fatturazione.

Ci sono diversi problemi ancora sulla bollette nonostante la decisione di riportarle a 28 giorni come spiega Calenda con rischi da evitare per gli utenti

La partita è tremendamente seria e non a casa lo stesso ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, sostenitore della battaglia contro i contratti a 28 giorni, è costretto a intervenire nuovamente. Il quadro è molto chiaro: l'esecutivo ha imposto il passaggio alla fatturazione ogni 30 giorni che si traduce in maggior chiarezza per gli utenti, ma anche in minor ricavi per i gestori telefonici. Tutti loro si vedono infatti tagliare una mensilità all'anno, pari a circa l'8,6% in meno. Il problema è adesso come rientrare nei guadagni preventivati che, secondo l'Agcom, sono frutto di una furbizia. La strada più semplice e immediata è quella dell'aumento delle tariffe per cellulari. Il rischio è concreto e per certi verso anche scontato. Ma adesso è arrivato un sonoro semaforo rosso: i contratti in corso non possono essere modificati.

La posizione di Calenda: non valido cambiare i contratti in corso

La questione delle bollette a 28 giorni è balzata di nuova al centro dell'attenzione in occasione del question time alla Camera dei deputati. Il ministro Calenda ha utilizzato l'arma della chiarezza e per quanto riguarda la tutela dei consumatori - ha precisato - a fronte della sottoscrizione di offerte favorevoli potrebbero vedersi revocare in toto i contratti sottoscritti, il contenuto testuale della norma approvata impone agli operatori esclusivamente l'adeguamento dei contratti solo in riferimento alla periodicità della fatturazione senza incidere su altre condizioni sottoscritte tra le parti. Questo implica che ulteriori o diversi interventi sui contratti in corso, compresi quelli ipotizzati con riferimento al mutato quadro ordinamentale, non risultano ammissibili e tantomeno legittimi. Sia in riferimento agli abbonamenti e sia alle ricaricabili.

Per ora i gestori procedono con molta circospezione, anche perché hanno 4 mesi di tempo per adeguarsi per tempo alle scadenze previste rispettando il termine fissato dall'entrata in vigore del decreto legge che contiene la norma. E se non lo fanno, continuando ad applicare la fatturazione a 28 giorni, dovranno rimborsare i clienti con un indennizzo di 50 euro, a cui aggiungere un euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. La norma non è retroattiva ovvero nessun rimborso è previsto per il pregresso e di conseguenza proporre ricorso rischia di rivelarsi una perdita di tempo e di risorse. C'è poi un altro aspetto da evidenziare ed è quello delle multe. Il decreto fiscale le corregge al rialzo con il raddoppio delle somme previste che passano da un minimo di 240.000 euro a un massimo di cinque milioni di euro.

Coinvolti abbonamenti telefonici, TV e Internet

Dalla rimodulazione dei tempi di fatturazione da 28 a 30 giorni, che riguarda abbonamenti telefonici, TV e Internet, sono comunque escluse le promozioni non rinnovabili o inferiori al mese. Dalla norma sono escluse le bollette di luce e gas, perché i costi sono vincolati ai consumi ovvero sono già regolate da una delibera dell'Authority per l'energia. Ogni nuova comunicazione al pubblico di offerte che non rispettano queste caratteristiche rappresenterà pratica commerciale scorretta.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


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