Auto elettriche, atteso nel 20140 reale boom con 150 milioni. Minerali e soluzioni

Le previsioni di vendita di auto elettriche sono tutte di segno positivi, ma occorre mettere in conto costi ambientali, se non umani. Facciamo il punto.

Nel 2040 ci dovrebbe essere un vero e proprio boom di auto elettriche per tutta una serie di moivazioni. Ma ci sono alcuni aspetti ancora da risolvere, come i minerali inquinanti usati.

La rotta è stata ormai tracciata: le auto elettriche acquisiranno anno dopo anno quote sempre maggiori di mercato. Fino a che si arriverà a un punto in cui si consumerà il sorpasso rispetto ai veicoli a diesel e benzina. La tappa intermedia passa dal 2014, l'anno in cui secondo Avvenia si assisterà a un vero e proprio boom di veicoli elettrici: 150 milioni rispetto all'attuale 1,3 milioni. Si tratta di numeri che vanno di pari passo con quelli di AlixPartners, secondo cui già nel 2013 il 40 per cento delle auto elettriche circolerà sulle strade sarà alimentato in maniera elettrica. E tra le ragioni che favoriranno la maggiore vivacità del mercato ci sarà un calo dei prezzi medi. Il divario con i veicoli tradizionali è dunque destinato a ridursi. Di più: secondo la società di consulenza aziendale i produttori di auto risponderanno alla richiesta di abbassare le emissioni. Ma c'è una differenza tra il nostro Paese e il resto del mondo, Cina e Stati Uniti su tutti: il nostro mercato dell'auto è ancora troppo legato al fossile.

Auto elettriche: il nodo minerali

Occorre prestare attenzione e non cadere nella facile trappola che le auto elettriche non hanno alcun impatto sul fronte inquinamento. Succedere perché se dal punto di vista atmosferico l'azzeramento delle emissioni non può che essere benefico, occorre comprendere come l'intero ciclo di produzione, gestione e smaltimento delle componenti del mezzo elettrico incide e non poco sull'ambiente. Il nodo critico è rappresentato dalle batterie al litio, capaci sì di migliorare la durata, ma anche di rendere difficoltoso il processo di riciclo. Qui entra di nuovo in gioco il report di Avvenia, attore riconosciuto nel contesto dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, che cita proprio il cobalto e il litio. Si tratta di elementi già presenti negli smartphone e nei computer, essenziali per migliorare la durata delle batterie.

Costi ambientali e umani

C'è allora chi ipotizza uno scenario del tutto inedito: cosa accadrebbe tra gli ambientalisti se dovesse scattare l'allarme dello sfruttamento delle miniere? Non ci sono di mezzo solamente il cobalto e il litio, ma anche il nichel, non a caso ai massimi per via di una sempre maggiore domanda da parte dei produttori di batterie ricaricabili di nuova generazione, e il palladio, utilizzato come catalizzatore nelle marmitte dei veicoli a benzina. Solo per citare uno dei tanti report elaborati nel corso degli ultimi anni, per l'Unicef sono più di 40.000 i bambini sfruttati nelle miniere a sud del Congo, quasi tutto impiegati nelle operazioni di estrazione di cobalto. Ai costi ambientali si aggiungono quelli umani. Il rischio allora che possa scoppiare una grana è realmente molto alto, anche se, è bene precisarlo, non coinvolge in maniera preventiva l'intera industria dell'auto elettrica.

Litio il nuovo petrolio bianco?

C'è un'altra previsione interessante a firma Avvenia: l'80 per cento delle auto elettriche farà riferimento in maniera quasi esclusiva al cobalto per migliorare l'autonomia delle batterie. Di conseguenza sono destinati a perdere valore petrolio, platino e palladio. E così, se il petrolio è da sempre l'oro nero, il litio viene già considerato il petrolio bianco. I risultati in termini di benefici per l'ambiente, sottolinea il direttore dello sviluppo business di Avvenia in riferimento alla situazione italiana, sono indiscutibili, grazie alla comprovata efficienza energetica ed all’affidabilità del motore elettrico rispetto a quello tradizionale.





di Chiara Compagnucci pubblicato il


Torna su