Auto elettrica: boom è davvero temuto dall'Opec per il petrolio

L'Opec teme le estrazioni di petrolio non convenzionale, che si sta rivelando un fenomeno tutt’altro che irrisorio. Dall’altro il peso crescente dell’auto elettrica nei desideri degli acquirenti

C'è preoccupazione da parte dell'Opec che il boom delle auto elettriche possa realmente condizionare le quotazioni del greggio. Ed è un segnale molto interessante

Se per molti anni l’auto elettrica è stata vista come una sorta di sfizio che non avrebbe mai e poi mai intaccato la posizione dominante degli autoveicoli il cui carburante era derivato del petrolio, nell’anno di grazia 2017 forse, anzi certamente, qualcosa sta cambiando. L’Opec, l’organizzazione dei maggiori paesi produttori di petrolio a livello mondiale che ha avuto un potere enorme fino a questo momento, dopo aver snobbato la questione ritenendola secondaria, oggi ha iniziato a preoccuparsi seriamente dello sviluppo del progetto.

Da un lato il gruppo teme le estrazioni di petrolio non convenzionale, che si sta rivelando un fenomeno tutt’altro che irrisorio. Dall’altro il sempre crescente peso che sta guadagnando nelle preferenze dei potenziali acquirenti l’auto elettrica mette ancora più in crisi la certezza che la domanda petrolifera resti invariata nei prossimi anni. Aspetti che non si possono trascurare alla luce di alcune previsioni che, nell’orizzonte che arriva al 2040 vede ancora il petrolio come grande protagonista sulla scena internazionale e di conseguenza il ruolo inalterato dell’Opec.

Questo trend dovrebbe però interrompersi dopo il 2035 cioè tra meno di diciotto anni. La situazione tra il 2016 e il 2040 dovrebbe modificarsi radicalmente a partire dai consumi di petrolio che subiranno una brusca frenata. Se la tendenza dovesse affermarsi rapidamente, l’Opec riconosce che la domanda petrolifera potrebbe anche raggiungere un plateau di circa 109 mbg nella seconda metà degli anni 2030: un cambio di prospettiva impressionante per il gruppo, che arriva contemporaneamente a un ripensamento anche sullo shale oil.

Opec teme il boom dell’auto elettrica

Quindi il mea culpa implicito ma evidente dimostra come l’Opec teme il boom previsto per l’auto elettrica. Nel rapporto nel quale il gruppo mette nero su bianco le sue preoccupazioni per l’andamento delle politiche energetiche, viene anche sottolineato che l’eccesso di estrazioni di greggio non è convenzionale e neanche passeggero. La riduzione prevista dei consumi di petrolio a partire dal 2035 in poi una frenata talmente brusca da suggerire all’Opec di passare subito all’azione e non commettere l’errore di sempre e sottovalutare quello che era partita come una goccia d’acqua e si sta trasformando in una vera e propria cascata in grado di inghiottire anche una delle realtà più solide che esistono al mondo che ha dominato in lungo e in largo la scena mondiale.


Anche perché ormai la maggiore efficienza dei motori e la crescente diffusione dei veicoli a gas o a elettricità fa parte della realtà e non più dei sogni. Intanto, l’Unione Europea sembra puntare sempre di più sull’elettrico, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento del traffico stradale e di lottare contro il riscaldamento globale. Entro il 2030 i maggiori produttori di autoveicoli europei sono obbligati ad immettere sul mercato una gamma di auto in grado di emettere il trenta per cento di emissioni di anidride carbonica in meno rispetto al 2021.





di Luigi Mannini pubblicato il


Torna su